Famiglie e studenti

In Italia solo il 20% degli studenti svantaggiati «se la cava» a scuola

di Giuliana Licini

In Italia solo uno studente svantaggiato su cinque “se la cava” a scuola, cioè raggiunge almeno il livello medio di competenze scolastiche in matematica, lettura e scienze. È
quanto emerge da uno studio dell'Ocse, che vede la Penisola nella parte bassa della classifica dei 35 Paesi industrializzati per i risultati scolastici dei 15enni con un background difficile. Da noi i ragazzi che vengono definiti “resilienti”, ovvero con un buon rendimento scolastico nonostante un contesto problematico, nel 2015 erano solo il 20% degli studenti socio-economicamente svantaggiati.

La resilienza
Tecnicamente si tratta di ragazzi che hanno raggiunto almeno il livello 3 sui 6 dei test Pisa-Invalsi (laddove il 6 è l'eccellenza). E' un dato inferiore sia a quello del 2012 quando erano il 24,7% sia al 2009 (22,7%), per quanto superiore al 15,8% del 2006. In media nell'Ocse gli studenti resilienti nel 2015 erano il 25%, ovvero uno su quattro, ma con grandi variazioni tra i Paesi membri. La resilienza - spiega l’Ocse - cerca di catturare la capacità di un ragazzo di padroneggiare quell’insieme di competenze e abilità «essenziali a partecipare pienamente alla società e avere buone chance di successo sul mercato del lavoro». Come sottolinea lo studio, «la percentuale degli studenti resilienti può essere un indicatore della qualità e dell’equità di un sistema di istruzione».

I Paesi meglio attrezzati
Gli Stati che hanno un'alta percentuale di studenti resilienti sono in effetti anche quelli che ottengono i risultati migliori nei test Pisa (dove l'Italia è in coda) e di solito hanno anche i più alti livelli di equità. La proporzione più alta di studenti resilienti, tra tutti i 67 Paesi analizzati (anche non-Ocse) dallo studio, si trova in Cina a Hong Kong (53%) e Macao (52%), mentre sul fronte opposto ci sono Algeria, Perù, Tunisia e Kosovo con meno dell'1% degli studenti. Tra i Paesi industrializzati le percentuali più alte si trovano in Estonia (42%), Giappone e Canada (40%), Finlandia (39%), Corea (37%), Olanda (33%), Germania, Irlanda, Norvegia, Slovenia (32%) e Danimarca (31%). La Francia è al 24%, la Gran
Bretagna al 28%, la Svizzera al 27% e gli Stati Uniti al 22 per cento. La maglia nera Ocse va al Messico con il 3,5%, ma sono ridotte anche le percentuali di Turchia e Cile (7%), Ungheria
(14%) e Grecia (15%).

La posizione italiana
L’Italia staziona verso il fondo classifica, al 26esimo posto, che è più o meno anche la posizione in cui si trova nei testi Pisa. Lo studio sottolinea che gli studenti resilienti si trovano più spesso in scuole caratterizzate da buone e forti relazioni tra insegnanti e studenti, un solido sostegno da parte dei professori ai ragazzi, un forte focus nell’apprendimento dello studenti e dove c’è, nell'insieme, un positivo clima disciplinare. Clima che in generale è migliore dove c’è un basso turn-over di insegnanti e dove i dirigenti scolastici riescono a motivare gli insegnanti a perseguire gli obiettivi didattici. Tutte caratteristiche che servono per contrastare alcuni dei rischi alla povertà, quali l’alto tasso di
abbandono degli studi, le ridotte percentuali di accesso all’università e una bassa autostima. Al tempo stesso, i ragazzi svantaggiati che frequentano scuole con compagni avvantaggiati riescono più facilmente ad ottenere buoni risultati accademici e quindi a essere “resilienti”. Per contro è minore di quanto si creda il ruolo delle attività extra-curriculari offerte dagli istituti. Quindi, per dare una vera chance a scuola anche ai ragazzi che partono meno fortunati è importante soprattutto il clima dentro la classe e dentro la scuola.


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