Famiglie e studenti

Quei «tecnici» gloriosi di scienziati e Nobel

di Eugenio Bruno

A dieci anni dal sorpasso subito nelle scelte degli studenti gli istituti tecnici fanno fatica a scrollarsi di dosso l’immagine di istruzione di serie B rispetto ai licei. Con un’emorragia di iscritti che è peggiorata di anno in anno fino al minimo storico di 821.078 alunni del 2016/2017. Un paradosso economico e anche culturale per un paese che ha la terza disoccupazione giovanile d’Europa e un gap di 60mila tecnici sul mercato del lavoro. E che in passato ha visto degli ex “periti” diventare poi scienziati, matematici e premi Nobel.

Come quello per la letteratura assegnato nel 1975 al poeta Eugenio Montale che nel 1915 ottiene il titolo di ragionere e dieci anni dopo pubblica la celebre raccolta “Ossi di seppia”.

Emblematica è anche la storia del “padre” del primo microchip(l’Intel 4004), oltre che della tecnologia touch screen così presente nella nostra quotidianità: il vicentino Federico Faggin. Che è stato definito da Bill Gates come l’inventore della Silicon Valley («Prima di lui era semplicemente una valle», le parole del fondatore di Microsoft) e che, nonostante un padre insegnante di storia e filosofia al classico, nel 1960 si diploma perito industriale a Vicenza. Prima di laurearsi in fisica e porre le basi per la sua gloriosa esperienza americana.

Sempre da un istituto tecnico sono usciti, tra gli altri, due celebri matematici. Innanzitutto Alfio Quarteroni che dopo una lunga parentesi in Svizzera - dove ha diretto il team di ricercatori che hanno realizzato il modello matematico di Alinghi (l’imbarcazione che nel 2003 e 2007 si è aggiudicata per due volte consecutive la prestigiosa America's Cup di vela) - è rientrato di recente al Politecnico di Milano grazie a un grant da 2,35 milioni con cui realizzare il progetto “iHearth” che punta a tradurre il funzionamento del cuore in equazioni matematiche. E c’è poi Piergiorgio Odifreddi che, diplomatosi geometra, si è laureato in matematica e iniziato la sua lunga carriera di docente unviersitario, divulgatore e scrittore con svariati titoli alle spalle che si sono spinti anche alla storia della scienza e alla religione. Uno dei quali (“Caro papa ti scrivo”) gli è valso nel 2011 la risposta scritta del pontefice emerito Benedetto XVI. A conferma di come le vie dell’istruzione e della vita professionale, quelle sì, siano spesso infinite.


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