Famiglie e studenti

Convenzione con la Stamperia Braille di Catania. Anche la cultura della disabilità prepara al lavoro

di Maria Piera Ceci

S
2
4Contenuto esclusivo S24


Fare dell'alternanza scuola-lavoro uno strumento per diffondere una nuova cultura della disabilità e dell'inclusione. E' questo l'obiettivo che si è dato il liceo scientifico Galileo Galilei di Catania, che ieri è stato ospite del Miur a Roma, insieme ad altri 12 licei d'Italia, per raccontare li loro progetto. “Alternanza scuola-lavoro nei Licei: missione possibile”, il titolo che il Miur ha voluto dare a questo incontro.


Il Galilei di Catania, in particolare, ha stipulato una convenzione con la Stamperia regionale Braille, al fine di realizzare una mappa tattile della scuola, che è stata poi posta all'ingresso dell'istituto, e la stampa in braille e in nero braille di diversi testi, a partire da alcuni scritti proprio da quel Galileo Galilei che dà il nome alla scuola.
«Con “Braillando insieme” abbiamo legato il progetto di alternanza scuola-lavoro alle materie curricolari», spiega la dirigente scolastica Gabriella Chisari. «I ragazzi hanno lavorato presso la Stamperia, che ha messo a disposizione la strumentazione, hanno allestito il prototipo dei vari testi e stampato mappa tattile e testi».
Un'intera classe quarta ha partecipato al progetto nello scorso anno scolastico, per un numero di 24 studenti. «Progetto che si è rivelato utile per sperimentare il lavoro in team, il problem solving, per affinare la capacità della gestione del tempo e per mettere insieme sapere e saper fare, in una logica di sviluppo di competenze trasversali e di cittadinanza attiva», racconta ancora la dirigente scolastica. «Questo è stato il valore aggiunto del lavoro fatto: far crescere in questi ragazzi la consapevolezza del valore dell'inclusione. E tutto questo grazie ad un rapporto molto proficuo con la Stamperia e alla grande disponibilità dei tutor aziendali che si sono messi a disposizione e hanno guidato gli studenti passo passo in questo percorso», ha concluso la dirigente.

«Abbiamo pensato a questo progetto per sfatare due luoghi comuni», precisa l'insegnante di filosofia Gianluca Rapisarda, che ha voluto fortemente questa avventura e guidato i suoi studenti. Rapisarda, non vedente, rappresenta la Stamperia all'interno della Federazione Pro Ciechi. «Il primo luogo comune è che della Sicilia si può parlare sempre solo male e solo di delinquenza e di mafia. Noi invece abbiamo dimostrato che si può fare anche cultura dell'accessibilità e dell'inclusione. Abbiamo inoltre voluto far vedere che l'alternanza scuola-lavoro non è un semplice adempimento formale, ma può trasformarsi in qualcosa di concreto, in vera ”Buona scuola”. L'altro luogo comune che abbiamo voluto sfatare è che la disabilità sia qualcosa della quale avere paura. Spesso viene infatti vista con pregiudizio, come uno stigma, invece noi l'abbiamo trasformata in un'occasione importante per far comprendere ai ragazzi come la diversità può essere crescita umana e sociale. Che si può contribuire a creare una società migliore e più inclusiva sin dai banchi di scuola, diffondendo una nuova cultura della disabilità».
Rapisarda non ha intenzione di fermarsi qui e sta già lavorando sull'evoluzione del progetto, con un'idea ambiziosa.
“Un'altra classe sta realizzando in nero braille (unica copia al mondo) la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità” - racconta il professore di filosofia. “Abbiamo proposto al Miur di stipulare un protocollo di intesa fra la Stamperia, il liceo e il Ministero affinché questa Convenzione venga fatta girare in tutta italia e diventi patrimonio di tutte le scuole italiane, una sorta di Manifesto della scuola italiana per i diritti umani e contro ogni forma di pregiudizio. Insomma il binomio inclusione-alternanza è un binomio vincente che suggeriamo a tutte le scuole italiane”.


L'entusiasmo del professor Rapisarda ha contagiato anche gli alunni che hanno partecipato a “Braillando insieme”. «Avendo un professore non vedente, volevamo conoscere meglio il loro modo di vedere la vita», ci dice Roberto Pistone Nascone, ora all'ultimo anno del liceo. Lui che è stato più fortunato di tanti suoi colleghi studenti, coinvolti in esperienze di alternanza ben meno qualificanti e interessanti della sua. «Nel nostro caso è andata diversamente e siamo riusciti a fare un'alternanza che ci formasse soprattutto dal punto di vista morale. Perché ci ha insegnato a vivere, ad accettare la diversità e a non classificarla come un aspetto negativo della nostra società. Ci ha coinvolto emotivamente, ci ha resi parte della società civile che speriamo di migliorare».


© RIPRODUZIONE RISERVATA