Famiglie e studenti

Super tecnici e laureati scientifici a misura della manifattura 4.0

di Claudio Tucci

La manifattura 4.0 ha, e avrà sempre più bisogno, di super periti e laureati “Stem”. La giornata nazionale Orientagiovani di Confindustria lo ha evidenziato chiariamente: le professioni più richieste nei prossimi anni sono quelle scientifiche e tecniche, che coprono il 39% del fabbisogno. Tra i laureati serviranno economisti, statistici, ingegneri, per spingere innovazione e sviluppo.

Alcuni di questi profili, è l’altra faccia della medaglia, rischiano però di rimanere “introvabili”. Ancora oggi oltre un quinto di aziende non riesce a reperire il candidato giusto. E la filiera terziaria professionalizzante è oggi limitata ai soli Istituti tecnici superiori, frequentati da poco più di 8mila studenti.

Serve perciò “fare squadra”, tutti insieme, scuola-formazione-mondo del lavoro, perché «l’impresa che cresce, fa progredire il Paese, crea occupazione». Industria 4.0 sta spingendo le nostre fabbriche a innovare, a cambiare rapidamente (per rimanere competitive sul mercato); c’è bisogno di super periti e laureati preparati (anche nelle lingue); ed è necessario puntare sulle «competenze di filiera», legate a doppio filo al comparto industriale, che si formano con alternanza, apprendistato duale, laboratorialità, imprenditorialità. È questo il cuore del messaggio lanciato ieri, all’università Luiss di Roma, dal palco dell’«Orientagiovani», la manifestazione che ogni anno Confindustria dedica all’incontro tra imprenditori e studenti, giunta alla 24esima edizione (in aula magna erano presenti 500 ragazzi, più di 20mila giovani hanno preso parte alle manifestazioni organizzate sul territorio).

Lo sguardo è proiettato al futuro: «Abbiamo bisogno di innovazione; e i ragazzi di oggi, i nativi digitali, ci possono aiutare a fare il grande salto in avanti», ha sottolineato il presidente di Confindustria, Vincenzo Boccia, ricordando come l’Italia abbia «potenzialità enormi»; e che quindi «istituti tecnici e università debbono essere punte avanzate delle sfide che ci attendono». In altre parole, servono passione, dedizione e impegno serio. Anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, nel telegramma inviato al leader degli industriali, ha richiamato «l’importanza di una interazione sempre più frequente tra istituti di formazione e imprese», come passaggio fondamentale, ha aggiunto il presidente della Repubblica, per «orientare le future scelte professionali» dei ragazzi; e «combattere la piaga della disoccupazione giovanile».

Certo, gli ostacoli non mancano; e c’è ancora strada da fare. Il nostro Paese soffre, per esempio, di un mismatch tra scelte formative degli alunni e fabbisogni delle aziende ancora forte. «Più di un quinto delle imprese non riesce a trovare la risorsa di cui ha bisogno», ha spiegato Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano. Un vero e proprio paradosso con un tasso di senza lavoro tra gli under25 superiore al 35%» (peggio di noi fanno solo Spagna e Grecia).

Ci sono, poi, gli Its, le super scuole di tecnologia post diploma alternative all’università. Sono realtà d’eccellenza, con l’80% degli studenti che trova un impiego e anche coerente con il percorso formativo, ma - purtroppo - sono ancora una realtà di nicchia (poco più di 8mila iscritti - in Germania, Francia, Spagna, Regno Unito simili istituti di formazione terziaria professionalizzante hanno numeri di gran lunga maggiori ).

Insomma, la fotografia è chiara. Come il fabbisogno di professioni, al 2020, che indica in testa, proprio, quelle tecnico-scientifiche (39%); o la previsione, fatta direttamente dal mondo produttivo, in base alla quale nei prossimi cinque anni nei settori del manifatturiero serviranno 200mila tecnici (ma visti i trend di alunni che nel quinquennio concluderanno gli studi si può già immaginare una pesantissima carenza di periti specializzati nell’industria italiana).

Ecco perché le scelte scolastiche dei nostri ragazzi sono importantissime (e responsabili del 40% della disoccupazione giovanile).

Scuole e università devono correre e aprirsi al 4.0 («i nostri corsi sono tutti duali», ha detto Roberto Pessi, prorettore alla didattica della Luiss). Le imprese sono pronte ad affiancarsi al fianco di presidi e docenti che vogliono fare buona formazione “on the job”. Del resto, di best practice ce ne sono già. Qualche esempio? Le quattro imprese premiate ieri all’Orientagiovani da Boccia e Brugnoli: Adige Spa, il Gruppo Giovani Imprenditori di Pesaro, LyondellBasell, Intesa SanPaolo. Tutte realtà in prima fila (e da tempo) nella formazione di giovani e dei propri dipendenti.


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