Famiglie e studenti

Premiati i 43 «Fuoriclasse della scuola»

di Maria Piera Ceci

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C'è il ragazzo di origini cinesi che studia al liceo scientifico Landi di Velletri e che ha vinto ben due Olimpiadi, quelle di matematica e quelle di fisica. C'è la ragazza del liceo scientifico Leonardo da Vinci di Reggio Calabria che ha vinto le Olimpiadi di astronomia. Sono due dei 43 “Fuoriclasse della scuola”, premiati nella sede dell'Associazione bancaria italiana nell'ambito della seconda edizione del progetto Miur-Feduf (Fondazione per l'educazione finanziaria e al risparmio), dedicato alle eccellenze della nostra scuola. Il progetto coinvolge un numero sempre crescente di finanziatori privati (32 quest'anno), che hanno adottato uno o più studenti, attraverso una borsa di studio da 1.500 euro e la partecipazione al Campus dei Fuoriclasse, in programma dall'8 al 10 novembre presso il museo del Risparmio di Torino.


«Il progetto è partito un paio di anni fa quando ci siamo resi conto che abbiamo in Italia dei ragazzi eccellenti nelle loro discipline verticali (matematica, scienze, latino), ma non sempre adeguatamente preparati sulle competenze di cittadinanza che ormai sono indispensabili per affrontare il mondo del lavoro, fra queste quella della cittadinanza economica, peraltro prevista dalla Buona scuola», spiega Giovanna Boggio Robutti, direttore generale di Feduf. «Abbiamo così pensato di potenziare questi Fuoriclasse con la borsa di studio e il campus al museo di Torino, durante il quale dotarli di un'infarinatura di competenze economiche e finanziarie, non in senso tecnico, ma nel senso della consapevolezza di come affrontare questo mondo, come capire alcune parole del'economia, come sviluppare la propria capacità autoimprenditoriale e il proprio capitale umano».


Ma chi sono i Fuoriclasse della scuola italiana?
«Sono gli eccellenti che hanno vinto in tredici diverse discipline le Olimpiadi che vengono promosse dal Miur. Sono campioni in materie letterarie, scientifiche oppure in economia. I vincitori ci vengono segnalati dal ministero dell'Istruzione e sono accompagnati da una sorta di tutor, cioè da aziende che finanziano le borse di studio adottando in maniera simbolica questi ragazzi».


Quanto ha bisogno la scuola di questo tipo di collaborazioni fra pubblico e privato?
«Credo siano fondamentali, un po' perché si portano nelle scuole delle competenze che hanno a che fare con il mondo del lavoro che altrimenti non vi entrerebbero e un po' perché ci sono tanti capitali privati e privati cittadini che hanno desiderio di mettere a disposizione dei ragazzi soldi ed esperienze per aiutarli a crescere. La filantropia ha un ruolo importantissimo».


Perché la scuola fa così fatica ad abituarsi ad inserire fra le proprie proposte l'educazione finanziaria?
«Credo faccia fatica perché non si tratta di una materia, ma di una competenza trasversale che può passare ai ragazzi anche attraverso le materie disciplinari, come matematica, storia, geografia. In realtà si stanno facendo dei passi avanti velocissimi per inserire le competenze economiche di base, aiutati anche dall'alternanza scuola-lavoro che - riteniamo - prevede come base proprio l'educazione finanziaria. Quindi è un processo che è iniziato, richiederà un po' di tempo, ma sta andando avanti spedito».


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