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Legambiente: il 41% delle scuole in aree a forte rischio sismico, anagrafe inadeguata

di Al. Tr.

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Oltre il 41% delle scuole (cioè 15.055) si trova in zona sismica 1 e 2, vale a dire a rischio di forti terremoti. Solo il 3,5% degli interventi finanziati negli ultimi quattro anni hanno riguardato edifici in aree a rischio elevato e oltre il 43% degli istituti scolastici nei comuni capoluogo ha bisogno urgente di manutenzione. Sono i dati del dossier Ecosistema Scuola di Legambiente, presentati ieri a Roma nel corso di un forum organizzato con Kyoto Club. Secondo l'analisi, inoltre, l'anagrafe scolastica è ancora incompleta e imprecisa, un fattore che rende ancor più difficile programmare gli interventi necessari.

I numeri
Non solo la gran parte degli edifici scolastici si trova nelle zone sismiche più a rischio, dice Legambiente, ma il 43% di questi risale a prima del 1976, e cioè a prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica. Solo il 12,3% delle scuole presenti in queste aree, inoltre, risulta progettato o adeguato successivamente alle tecniche di costruzione antisismica.
Analizzando le linee di finanziamento degli ultimi quattro anni, l'indagine scopre che solo il 3,5% degli interventi ha riguardato l'adeguamento sismico delle aree a rischio (532 interventi per 15.055 edifici), con una tempistica tale da permettere il raggiungimento dell'obiettivo sicurezza in quelle aree solo tra 113 anni.

Tempi lunghissimi
Se prendiamo ad esempio Messina, città in area sismica 1 con 115 edifici scolastici di cui ben 96 risalenti a prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica, Legambiente spiega che la messa in sicurezza complessiva, continuando con gli attuali ritmi (18 interventi in quattro anni), si realizzerebbe nei prossimi 150 anni. Lo stesso numero di anni che impiegherebbe Roma per realizzare il necessario adeguamento energetico dei suoi edifici scolastici, che già nel 2014 risultavano aver bisogno di manutenzione urgente (nel 36% dei casi) e che oggi dall'efficientamento energetico potrebbe beneficiare enormemente sia in termini di benessere che di risparmio economico.

Anagrafe da completare
Ma gli ambientalisti assicurano che non abbiamo tutto questo tempo. «L'anagrafe dell'edilizia scolastica va completata rapidamente – ha dichiarato la presidente di Legambiente Rossella Muroni - insieme al finanziamento delle diagnosi statiche ed energetiche di tutti gli edifici, con l'obiettivo di avere entro il 2020 il fascicolo di fabbricato per ogni scuola d'Italia». Secondo Muroni, inoltre «occorre ridurre e semplificare le linee di finanziamento per la riqualificazione edilizia e stabilire priorità precise d'intervento basate sull'obiettivo, sull'età dell'edificio e sulla situazione di rischio dell'area su cui la scuola insiste» e «la vera sfida consiste nel promuovere un grande cantiere di innovazione, dove convogliare idee e risorse per progettare e realizzare spazi adatti a una moderna didattica, sicuri, accoglienti e sostenibili»:
Per programmare risorse e interventi di questo tipo, occorre in primis un'anagrafe scolastica affidabile. Eppure secondo Legambiente oggi l'anagrafe è ancora incompleta (mancano all'appello ben 6.315 edifici, il 15% del totale) e imprecisa (ci sono 14.711 istituti registrati due volte) e riporta una zonizzazione del rischio vecchia, sostituita nel 2003 dall'attuale, complicando la lettura dei bisogni reali.

Dal 2014 9,5 miliardi per l'edilizia scolastica
L'indagine sottolinea che «i tanti soldi» messi a disposizione per il miglioramento dell'edilizia scolastica, ben 9,5 miliardi dal 2014, non hanno contribuito efficacemente al raggiungimento dell'obiettivo: solo 4 miliardi sono stati finanziati per la realizzazione di 12.271 interventi, di cui però risultano conclusi solo la metà.
L'investimento fatto ha inciso «pochissimo» sulle riqualificazioni necessarie, con solo 437 nuove scuole e pochi interventi finalizzati all'efficientamento energetico e alle energie rinnovabili (9% del totale pari a 1.054 sui 12.271 totali), e solo 505 interventi di adeguamento sismico (4%). Il maggior numero degli interventi, infine, ha riguardato parti non strutturali degli edifici.


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