ITS e imprese

Mille studenti in apprendistato scolastico

di Claudio Tucci

Da un lato ci sono gli studenti degli ultimi due/tre anni delle superiori (in prevalenza, istituti tecnici). Dall’altro le imprese, alcune anche medio-piccole, che hanno deciso di puntare sui giovani e la loro formazione (in vista del successivo inserimento stabile). A unirli c’è il nuovo “apprendistato scolastico” che, dopo una prima fase “di rodaggio”, sta piano piano decollando: a oggi i contratti firmati con alunni/apprendisti sono circa mille; e ad affacciarsi alla versione italiana del “sistema duale” non sono soltanto colossi, come Enel ed Eni, ma anche compagnie assicurative (Allianz), e una serie di pmi, coinvolte dal ministero dell’Istruzione, lo scorso anno, con un progetto “start-up”, finanziato con 1 milione di euro.

La possibilità di lavorare e al tempo stesso “conquistare” il diploma, come si ricorderà, fu prevista, in via sperimentale, nel 2013 dall’allora ministro Maria Chiara Carrozza (la norma venne scritta e fatta approvare dal Parlamento dal presidente della commissione Lavoro della Camera, Cesare Damiano). Allora, partecipò una sola grande azienda, Enel, che strinse accordi con sette istituti tecnici sparsi per l’Italia e inserì in organico circa 140 studenti/apprendisti (131 ragazzi, adesso, superato l’esame di Stato, stanno proseguendo a lavorare in azienda). Con il nuovo programma di scuola-lavoro Enel ha assunto 170 apprendisti (compresi i 30 destinati nelle regioni colpite dal terremoto).

La strada di un collegamento sistematico tra formazione scolastica (in classe) ed esperienza pratica “on the job” è stata poi seguita da Eni: a settembre 2016 sono stati assunti 140 apprendisti di primo livello; e in questi giorni se ne aggiungeranno altri 40.

L’obiettivo è sempre quello: anticipare l’ingresso degli alunni nel mondo del lavoro, arricchendo le loro competenze con ciò che serve (realmente) al mondo produttivo (si pensi che attualmente abbiamo oltre 350mila laureati disoccupati e più di 60mila figure tecniche che le aziende non riescono a reperire - e con un tasso di disoccupazione giovanile al 35,5%, ultimo dato Istat, relativo al mese di luglio).

L’apprendistato a scuola «sta funzionando - ha commentato il sottosegretario, Gabriele Toccafondi, che oggi al Miur presenterà il primo monitoraggio ufficiale -. È uno strumento utile ai ragazzi. In azienda si studia e s’impara un mestiere». Peraltro, anche i risultati scolastici sono migliorati: sia nei voti, recuperando studenti in difficoltà durante l’anno; sia agli esami di Stato (il 100% degli studenti/apprendisti Enel ha conseguito il diploma, oltre il 60% con una votazione superiore a 80/100). «E ciò dimostra - ha spiegato Carmela Palumbo, capo dipartimento per la Programmazione del Miur - come la scelta di collegare la scuola al mondo del lavoro sia stata sì coraggiosa, ma anche opportuna».

Certo, i numeri dei contratti di apprendistato firmati dai ragazzi sono ancora pochi; «ma la risposta di istituti e imprese è stata positiva - ha evidenziato Chiara Manfredda, che guida l’Area Formazione e Capitale umano di Assolombarda -. Questo modello va sostenuto e sviluppato; ma soprattutto c’è bisogno di aiutare le aziende, specie quelle più piccole, a gestire gli aspetti giuslavoristici dell’apprendistato di primo livello, che non sono proprio così agevoli».


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