Famiglie e studenti

Vaccini, è scontro. Botta-risposta tra Emilia Romagna e Veneto. E il governo valuta l’impugnativa davanti al Tar

di Barbara Gobbi

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«Mi chiedo il senso di rinviare di fatto per due anni l'obbligo vaccinale, come ha stabilito la Regione Veneto, invece di mettere famiglie e genitori nelle condizioni di poter salvaguardare i propri figli e la collettività». E ancora: «Siamo al teatro dell'assurdo. Di fronte a una legge dello Stato, discussa e approvata da entrambi i rami del Parlamento e votata anche da gran parte delle opposizioni, la Regione Veneto decide che nei nidi e nelle materne venete l'obbligo vaccinale slitta di due anni, che per due anni le vaccinazioni si possono anche non fare e che i bambini possono frequentare le scuole dell'infanzia senza essere vaccinati: è una decisione incomprensibile e ingiustificata». L'assessore alle Politiche per la salute della Regione Emilia Romagna, Sergio Venturi, è decisamente tranchant sulla scelta del Veneto di rinviare la norma sull'esclusione da nidi e materne dei bambini non in regola con l'obbligo vaccinale introdotto dalla legge 119/2017.
Neanche a dirlo, pronta arriva la risposta della Regione tirata in ballo. Oggi al centro di una polemica diretta con la ministra della Salute Lorenzin, che ha annunciato di aver dato mandato «di perseguire tutte le azioni contro la decisione della Regione Veneto che è totalmente irragionevole». Tradotto: il governo sta valutando di impugnare la norma di fronte al Tar del Veneto e ha già avviato con l'Avvocatura dello Stato l'esame della questione. Il principio cardine su cui si farà leva è che, sebbene la sanità sia una materia in gran parte concorrente, la salvaguardia della salute in quanto diritto fondamentale di ciascuno deve invece essere assicurata dallo Stato.
In una giornata frenetica di botta-e-risposta, il presidente Zaia, il suo asssore Luca Coletto e il direttore della Sanità regionale Domenico Mantoan hanno tenuto fermo il punto. La loro decisione sarebbe il frutto di un'interpretazione a loro avviso “giusta” della legge 119, che di suo si presterebbe ad ambiguità. «Noi non abbiamo autorizzato alcuna moratoria, noi abbiamo applicato l'articolo 3/bis, comma 5, della legge 119 sull'obbligatorietà vaccinale e riteniamo che questo sia il dettato della legge. Ma se così non è, qualcuno ci dica come va interpretato l'articolo 3/bis comma 5 della stessa legge».
Le parole più amare sono per la disapprovazione esplicitata dalla Regione Emilia Romagna. E lo scontro si sposta decisamente sul piano politico: «L'unico dato di fatto che risulta incomprensibile - afferma l'assessore Coletto - è l'arroganza con cui il collega Venturi si permette di lanciare strali contro una legittima decisione di un'altra Regione. Sorprendente è dover constatare le lacune conoscitive sull'argomento da chi, per primo in Italia, evidentemente per mera scelta politica filo governativa e nient'altro, decise l'introduzione dell'obbligatorietà dei vaccini. Non ci crederà, ma il Veneto, con le sue scelte di condivisione e non di coercizione, è più favorevole ai vaccini di lui, perché l'informazione e la condivisione aumentano le adesioni, l'obbligatorietà le farà calare». E ancora: «Venturi – aggiunge Coletto – non ha letto bene né la legge nazionale, dove il riferimento all'anno scolastico 2019-2020 è esplicito, né il nostro decreto, che esplicitamente prevede il prosieguo dell'applicazione della nostra delibera del novembre 2016, che rinnova le procedure sulla materia, e che prevede a chiare lettere che un bimbo non vaccinato possa essere inserito solamente in una classe dove sia garantita la copertura “di gregge”, pari al 95% di vaccinati. In caso contrario, il bambino verrà automaticamente assegnato a una classe o a un altro istituto dove la copertura di gregge sia garantita. Non siamo untori – aggiunge Coletto – siamo amministratori attenti al miglior modo per raggiungere il risultato, e la copertura garantita in Veneto dimostra che lo si raggiunge non con la coercizione, ma con l'informazione e la collaborazione con i genitori».


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