Famiglie e studenti

«Una proposta di legge che preveda l’insegnamento nelle scuole italiane della cultura del vino»

di Giorgio dell’Orefice


Un legame sempre più stretto tra il food e i beni culturali italiani perché il vino ma anche l’olio d’oliva e gli altri prodotti simbolo del food italiani possono diventare leve di una innovativa strategia di marketing territoriale nella quale beni architettonici, musei, opere d’arte e prodotti dell’alimentare made in Italy sono tutti espressione delle tradizioni, della storia italiane e in questo senso hanno tutti una valenza culturale.
È il messaggio emerso ieri a Roma dal 10° Forum internazionale della cultura del vino e dell’olio organizzato dalla Luiss insieme alla Fondazione italiana sommelier di Franco Maria Ricci.


Il vino come strumento di riscatto
Sul palco a tratteggiare i contorni della cultura del vino persone portatrici di esperienze diverse. L’ex ministro ed ex sindaco di Milano, Letizia Moratti ad esempio ha sempre creduto nelle enormi potenzialità dell’alimentare italiano. Visto che proprio il tema del food è stato due anni fa al centro dell’Expo di Milano che vide proprio la Moratti tra i principali promotori. «Ma oggi voglio invece parlare dell’esperienza della comunità di recupero per tossicodipendenti di San Patrignano – ha spiegato – dove il vino e la cultura del vino sono stati presenti fin dagli albori. Come fin dal primo momento la gestione dei vigneti la coltivazione dell’uva e la produzione del vino sono stati, nel messaggio del fondatore della comunità, Vincenzo Muccioli, uno straordinario strumento di recupero per i ragazzi». Nel corso del Forum alla Luiss era presente anche Francesca Castellucci, ex inquilina di San Patrignano e oggi impegnata nel settore della ristorazione come sommelier.


Il vino italiano: ancora un grande potenziale da esprimere
Chi invece ha voluto parlare del vino come un motore di ulteriori grandi sviluppi è stato il fondatore di Eataly, Oscar Farinetti. «Il vino ha ancora davanti a sé una grande crescita – ha spiegato – perché ci sono milioni di persone al mondo che ancora non conoscono questa bevanda e ci si avvicineranno nel prossimo futuro. Il mercato del vino crescerà tanto e l’Italia e la Francia saranno sempre di più i due produttori top. Noi come italiani dobbiamo solo sforzarci di comunicare meglio le caratteristiche delle nostre etichette. Imparare dai francesi e dalla loro capacità di fare squadra. E magari puntare prima degli altri sul biologico. Un segmento che si sta sempre più affermando presso nuove fette di consumatori».


La cultura del vino anche a scuola
Il Forum si è tenuto all’università Luiss di Roma (che proprio nei giorni scorsi è stata definita dal Censis la prima università italiana privata nella categoria fino a 10mila studenti) ma si è parlato anche di scuola e in particolare della possibilità di introdurre come insegnamento obbligatorio negli istituti alberghieri un corso di sommelier.
Ma non solo. Una proposta più ad ampio raggio è stata formulata dal vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera, Massimo Fiorio (Pd). «Il vino come recita l’articolo 1 del Testo Unico sulla vite e il vino – ha spiegato – è “patrimonio culturale dell’Italia”. E quindi ho pensato di avviare una proposta di legge che preveda l’insegnamento nelle scuole italiane della cultura del vino. Cioè di quale sia la storia del vino ma anche di cosa sia il vino e di come vada consumato. E’ una battaglia lunga ma dobbiamo uscire dall’angolo nel quale ci confinano i paesi del Nord Europa che puntano a considerarlo alla stregua di una qualsiasi bevanda alcolica».


Dalla Luiss corsi di studio dedicati all’agroalimentare
Il Forum sulla cultura del vino e dell’olio d’oliva è stato il secondo appuntamento in meno di un mese realizzato sull’alimentare dall’ateneo romano (qualche settimana fa si è tenuto un seminario Italia-Cina sul settore del Food). «Crediamo molto nella necessità di indirizzare le nostre attività formative verso questo comparto - ha detto il rettore della Luiss, Paola Severino - che incrocia perfettamente i nostri tre indirizzi: economia, scienze politiche e giurisprudenza. Per questo il prossimo autunno lanceremo il primo nostro master dedicato alla regolamentazione agroalimentare che sarà realizzato anche in inglese viste le tante richieste di informazioni in vista di una futura adesione, che stiamo ricevendo dall’estero».


Franceschini: il 2018 sarà l’anno del cibo italiano
E di vino e cultura se ne parla anche al ministero dei Beni culturali visto che dopo il 2016 (anno dei cammini) e il 2017 (anno dei borghi) il 2018 sarà l’anno del cibo italiano. «Il vino e l’enogastronomia - ha detto il ministro dei Beni culturali, Dario Franceschini - sono tra le principali motivazioni alla base del viaggio in Italia di molti turisti stranieri. E rientrano perfettamente nell’idea che vogliamo lanciare del nostro paese come di un “museo diffuso”. Beni culturali e prodotti enogastronomici rappresentano pezzi ineguagliabili e complementari del nostro patrimonio. E come abbiamo creato il connubio con la moda con le sfilate nei musei o presso monumenti come la Fontana di Trevi così pensiamo si possano immaginare dei percorsi comuni con il cibo e il vino o promuovendo e valorizzando i ristoranti all’interno delle aree museali o con eventi ad hoc organizzati all’interno degli stessi musei o di altre aree italiane di rilevante interesse culturale».


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