Personale della scuola

Insegnamenti «opzionali» per svuotare le graduatorie

di Laura Virli

A quasi due anni dal varo della legge 107, la vita di famiglie e studenti non è stata stravolta positivamente, come era stato annunciato. Molte delle novità - alcune molto ambiziose - previste dalla riforma sono ancora lungi dall’arrivare. Se i progetti sull’inclusione, per far fronte a un’emergenza tutta italiana, sono stati finanziati, e i laboratori territoriali sono diventati una realtà, in tema di alternanza scuola lavoro sono presenti più ombre che luci e il potenziamento dell’offerta didattica è rimasto quasi tutto sulla carta. Vediamo nel dettaglio gli sviluppi.

Fondi e bonus

Grazie a un fondo cospicuo messo a disposizione dal Miur, sono stati avviati numerosi progetti per l’accoglienza dei minori stranieri presenti nel sistema scolastico, arrivati nel nostro Paese con le recenti migrazioni. Sono stati finanziati e avviati, già dallo scorso anno, 58 laboratori territoriali, spazi altamente tecnologici, promossi da partenariati innovativi tra scuole e attori del territorio, dove gli istituti, in primis i tecnici e i professionali, possono fare alternanza e lottare contro la dispersione.

Dopo il rinvio dello scorso anno, il buono scuola è diventato realtà: avranno un beneficio fiscale nella prossima dichiarazione dei redditi tutti coloro che faranno donazioni a favore delle scuole, sia statali che paritarie, per la costruzione e la manutenzione di nuovi edifici, per la promozione di progetti dedicati degli studenti.

Quest’anno scolastico l’alternanza scuola-lavoro è diventata obbligatoria anche per gli studenti delle classi quarte superiori, dopo essere partiti a settembre 2015 con gli alunni di terza, e coinvolgerà almeno 1,15 milioni di ragazzi. Ma, visto il rinvio del nuovo esame di Stato al 2018-2019, gli studenti che lo scorso anno in terzo hanno iniziato le attività di alternanza, perderanno l’opportunità di farle valere nel credito scolastico.

Le criticità

In previsione della disponibilità dell’organico dell’autonomia e dei cosiddetti posti aggiuntivi di potenziamento, le scuole del primo ciclo hanno previsto nei loro Ptof il potenziamento delle aree linguistica e artistico-musicale; il secondo ciclo, soprattutto quelle linguistica e scientifica; a seguire le aree socio-economica e artistico-musicale.

In applicazione dei commi 28-31 della legge 107, le scuole superiori hanno introdotto, a partire dal terzo anno, «insegnamenti opzionali» tra cui corsi di lingua, di giornalismo, laboratori di teatrali, di scrittura creativa, di musica, di arte, di cinema e storia, di fotografia, di robotica, di economia, di astronomia, di medicina.

Per passare ai fatti concreti, era necessario che i posti di potenziamento venissero assegnati in coerenza ai Ptof. Così non è stato: nelle scuole del primo ciclo sono stati assegnati massimo tre posti di potenziamento; meglio nel secondo ciclo, dove sono arrivati anche nove, dieci docenti di potenziamento; peccato che questi insegnanti in più, arrivati con la massiccia immissione in ruolo, siano stati assegnati alle scuole senza tener conto dei loro bisogni. Come può un preside di una scuola di primo ciclo potenziare la musica se, pur avendolo chiesto, non ha avuto nessun docente di potenziamento di musica?

Diciamo che le buone intenzioni hanno fatto i conti con la realtà di dover svuotare le graduatorie ad esaurimento, per non incorrere nelle sanzioni europee. Sono stati assunti numerosi docenti di materie di cui non si aveva necessità, molti dei quali non avevano mai insegnato, quando invece servivano docenti di italiano e di musica, di matematica e di scienze.

Gli insegnamenti opzionali, qualora attivabili e scelti dagli studenti, dovevano essere inseriti nel curriculum dello studente, da associare ad un’identità digitale accessibile nel portale unico dei dati della scuola, istituito con il comma 136 della Buona scuola; un apposito decreto, entro 180 giorni dalla data di entrata in vigore della legge, avrebbe dovuto disciplinarne le modalità. Di questo decreto si sono perse le tracce.

Chiamata estiva

La «chiamata estiva per competenze», che doveva permettere ai presidi di avere in squadra i docenti più rispondenti alle esigenze dei Ptof, non ha funzionato: quasi tutti i docenti chiamati erano stati trasferiti in ambiti territoriali lontanissimi dalla propria residenza a causa del famigerato algoritmo, hanno poi chiesto e ottenuto l’assegnazione provvisoria per avvicinarsi ai propri familiari. A tutto ciò si è aggiunto che le regole scritte nel contratto del personale docente non sono state adeguate ai bisogni di aperura pomeridiana delle scuole e alla flessibilità didattica necessaria: come far lavorare in orario pomeridiano, senza sollevare contenziosi, un docente di scuola superiore se il contratto non lo prevede? E a farne le spese ancora una volta, sono stati gli studenti e il loro futuro.


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