Famiglie e studenti

Confermata condanna per bullismo ai danni di un compagno di scuola

di Francesca Malandrucco

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La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la condanna a dieci mesi per atti di bullismo commessi da quattro ragazzi campani, all’epoca dei fatti tutti minorenni, ai danni di un compagno di scuola. «Gli atti persecutori» avevano nel tempo spinto la vittima a trasferirsi in Piemonte.


I supremi giudici della quinta sezione penale non solo hanno confermato uno dei primi verdetti di condanna per stalking passata in giudicato, ma hanno anche puntato il dito contro l’ambiente scolastico, sottolineando «l’assenza di consapevolezza dei fatti da parte degli insegnanti o di altri compagni di scuola» che non si accorgevano di nulla.


La vittima, che all’epoca dei fatti frequentava il primo anno dell’istituto professionale Manfredi Bosco di Alife, nel Casertano, per oltre 24 mesi aveva subito aggressioni fisiche e molestie di ogni tipo, fino a quando era finito in ospedale. Da lì erano venuti alla luce gli episodi di bullismo per cui i quattro ragazzi oggi maggiorenni sono stati condannati dai giudici minorili di Napoli alla pena, sospesa, di 10 mesi di reclusione. Condanna confermata anche in secondo grado.


Le dichiarazioni della vittima, ricorda la Cassazione con la sentenza 28623 depositata ieri, sono state «ritenute solidamente corroborate proprio dal filmato» di uno degli episodi persecutori, realizzato con il cellulare da uno dei ragazzi che partecipava alle violenze e allo stalking.


La Cassazione ha quindi respinto il tentativo dei quattro imputati di alleggerire la loro posizione, affermando, inoltre, che «la tesi del carattere isolato di alcuni episodi risulta del tutto priva di specifico aggancio alle risultanze processuali». Gli ermellini nella sentenza hanno ricordato quello che a loro avviso è stato un «brano estremamente significativo della deposizione» del ragazzo perseguitato che ha riferito come «ormai succube della violenza, dopo un iniziale tentativo di ribellione, aveva dovuto accettare condotte di sopraffazione per evitare altre botte». La circostanza che la vittima «abbia continuato a frequentare la scuola nonostante il timore di ulteriori molestie (come anche l’assenza di iniziali denunce e di certificati medici) – si legge nella sentenza della Suprema corte -, è privo di decisività, alla luce dello stato di soggezione psicologica, sul quale i giudici di merito hanno ampiamente argomentato, e comunque va letto alla luce del finale abbandono dell’istituto teatro delle vicende».


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