Famiglie e studenti

Gli studenti italiani «rimandati» in economia. Ma non c’è solo la scuola

di Pierangelo Soldavini

Dalla gestione del credito telefonico al modo in cui spendere la paghetta (in Italia decisamente scarsa), i ragazzi si trovano ogni giorno a prendere decisioni di carattere finanziario. I quindicenni iniziano a confrontarsi con le decisioni sulle priorità di spesa per il loro gruzzoletto o a familiarizzare con un conto corrente, così come ad affrontare potenziali frodi. E presto dovranno prendere decisioni di più lungo periodo.

Ma i ragazzi dei paesi sviluppati spesso non sono armati degli strumenti adeguati per potersi orientare in un mondo sempre più complesso e interconnesso. Ancora di più in Italia, dove, nonostante i progressi dell’ultimo triennio, la cultura economico-finanziaria degli studenti risulta al di sotto della media dei Paesi Ocse, nonostante i miglioramenti dell’ultimo triennio. A sottolinearlo è il rapporto sull’alfabetizzazione finanziaria dell’Ocse, nell’ambito della rilevazione Pisa per la valutazione dell’efficacia dei sistemi scolastici. Che mette in chiaro fin dalle prime pagine che la competenza finanziaria «sostiene i singoli nel prendere le decisioni e nel sostenere la loro solidità finanziaria», ma allo stesso tempo ha l’effetto di «promuovere una crescita inclusiva e sistemi finanziari più resilienti».

In tutti i 15 Paesi che hanno partecipato alla rilevazione sono troppi gli studenti “ignoranti” dal punto di vista finanziario: quasi un quarto dei quindicenni (22%) - in Italia sono uno su cinque - è privo delle competenze di base per affrontare decisioni semplici di carattere quotidiano. Mentre solo uno su dieci a livello Ocse (11,8%) - e quasi uno su sedici in Italia (6,5%) - è a livello di eccellenza, in grado di gestire e risolvere problemi complessi. In generale l’Italia figura al nono posto con un punteggio di 483 - era a 466 nel 2012 -, al di sotto della media Ocse (489), su un livello ben distante dai 566 dei cinesi, ma non molto lontano dai 487 degli Stati Uniti.

Come anche per il resto del rendimento scolastico, l’Italia risulta molto squilibrata con un Nord-Est che si posiziona sui livelli dei migliori (520) e un Meridione decisamente insufficiente (440). In generale anche la competenza economica soffre dei difetti tipici del nostro sistema scolastico: «L’insegnamento dell’economia si basa su un approccio più gestionale, scarsamente collegato all’esperienza quotidiana - commenta la presidente Invalsi, Anna Maria Ajello -: la difficoltà di raccordo della scuola con la realtà non favorisce una comprensione articolata dei fenomeni economici nel loro complesso».

Un difetto tradizonale della scuola italiana, che si accompagna a un sensibile divario anche nella pratica quotidiana che i ragazzi hanno con il denaro. Tra i 15enni il 35% degli italiani è titolare di un conto corrente rispetto al 56% medio e chi ha un rapporto bancario ha un margine di 26 punti in più rispetto a chi non ce l’ha. In più in Italia l’83% degli studenti riceve doni in denaro da amici o parenti, in linea con la media Ocse, mentre il 35% riceve una paghetta (59% medio), il 21% guadagna facendo lavoretti saltuari e il 16% guadagna lavorando fuori dall’orario scolastico: in totale il 53% dei 15enni ha attività lavorative di qualche tipo contro una media del 64%. Anche le cifre sul risparmio non sono poi così confortanti, segno che la scarsa confidenza con il denaro si traduce in una scarsa capacità di gestirlo.

Come al solito viene in soccorso la famiglia: più di otto studenti su dieci (82%) discutono con i loro genitori di questioni legate al denaro, come spese e risparmi, almeno una volta al mese (il 22% ogni giorno).

La stessa Ocse sottolinea infatti che accanto all’apprendimento scolastico, l’istruzione finanziaria passa anche attraverso l’educazione informale. Ecco perché l’Ocse invita i policy maker a «rivolgersi ai genitori oltre che ai giovani», perché «i genitori hanno tradizionalmente avuto - e continueranno ad avere - un ruolo fondamentale nella trasmissione dei valori finanziari». Ma sollecita anche a «fornire ai giovani opportunità sicure per imparare attraverso l’esperienza diretta all’esterno dell’ambiente scolastico».

Anche perché una competenza finanziaria adeguata porta anche a investire sul capitale umano. A partire da se stessi.


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