Famiglie e studenti

Vaccino a scuola: obbligo assoluto fino a 6 anni, maximulte fino a 16

di Roberto Turno

ROMA

Un vorticoso giro di telefonate nella notte, una in mattinata tra Gentiloni e Lorenzin, due pre-vertici a palazzo Chigi prima del Consiglio dei ministri. Poi la fumata bianca dopo una riunione di Governo di due ore e cinque minuti. E il compromesso finale sull’obbligatorietà dei vaccini nelle scuole. Con un po’ di Lorenzin e un po’ di Fedeli. Ma soprattutto col pugno duro verso i genitori no-vax, tanto da far diventare nei fatti obbligatorie le vaccinazioni fino ai 16 anni, pena mega sanzioni fino a 7.500 euro e perdita della potestà genitoriale.

Eccolo il decreto pro-vaccini di Stato, approvato però «salvo intese», a significare che di limature, e non solo, ce ne vorranno tante. Come del resto i partiti si stanno già attrezzando a fare in Parlamento, a partire dal Pd che ha nel mirino l’obbligo dei vaccini anche per i sanitari e gli insegnanti. Ma anche il pugno duro verso i no-vax, medici in testa. «Ci penseremo», la chiosa della ministra della Salute. Ben sapendo che il decreto legge approvato ieri in Cdm, ma ora da aggiustare nelle forme migliori per il Quirinale, qualche mutazione genetica la subirà. Ma sapendo bene anche che per la macchina sanitaria e amministrativa si apre una fase complicatissima e turbolenta, con la chance di coinvolgere medici di famiglia e pediatri nella campagna vaccinale, come auspica la Fimmg, davanti al macigno di almeno un milione di dosi da somministrare (e da reperire/acquistare: con quali fondi?) per mettersi in regola . Una task force ad hoc, sia alla Salute, che all’Istruzione, possibilmente insieme, sarà indispensabile. Almeno questa volta, dopo le tensioni delle ultime due settimane tra le ministre, ma non solo. Anche tra alleati, col Pd che ha dovuto subire lo strappo improvviso di Beatrice Lorenzin anche nell’attacco agli odiati-temuti M5S in un’ottica pre-elettorale.

Ma tant’è: il decreto a questo punto è (quasi) cosa fatta. Un altro tassello di una complicata stagione politico-parlamentare che si inserisce tra i giri di valzer della riforma elettorale, le fiducie in serbo per la riforma di processo penale-prescrizione, chissà se anche per il Ddl concorrenza benché in parte svuotato di concorrenza. E poi la manovra-omnibus, che da lunedì sarà votata in commissione alla Camera per andare in aula dal 29. Con un’altra più che possibile fiducia. Una stagione politica complicatissima, alla quale i vaccini obbligatori aggiungono altro sale in un’estate parlamentare che si annuncia torrida e che ha ormai i calendari di Camera e Senato occupati fino ai primi di agosto.

Formalmente ieri, nonostante le tensioni tra ministre, è stato evitato qualsiasi strappo. Il premier Gentiloni ha gettato secchiate d’acqua sul fuoco: «L’obiettivo dell’estensione dei vaccini obbligatori e delle misure per il mancato rispetto, è quello di evitare che le difficoltà di oggi si trasformino in vere emergenze». Se Lorenzin non incassa l’obbligo almeno fino a 10 anni e la Fedeli incassa quello fino a 6 ma non già dalle elementari, almeno c’è un decreto per regolare il traffico. E l’annunciato pugno duro verso chi si sottrae all’obbligo. «C’è stato un approccio reciproco condiviso in Consiglio dei ministri», assicura Fedeli. Mentre Lorenzin s’è presa il palco in conferenza stampa a palazzo Chigi per il suo (ma non solo) decreto. Decreto che Matteo Renzi su Facebok questa volta ha lodato: «Molto bene il Governo, direzione giusta». Non senza aggiungere il veleno verso i grillini: «Sindaci M5s - ha scritto il segretario Pd - state con la ricerca, non con le assurdità di Grillo». Perché in fondo, tutela della salute a a parte, è quella la vera battaglia politica da vincere.


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