Personale della scuola

Dall’anno scolastico 2019/2020 in cattedra soltanto insegnanti con laurea

di Francesca Malandrucco

Pari opportunità di educazione e istruzione ma anche diritto al gioco per tutti i bambini dalla nascita fino ai 6 anni d’età, abbattendo disuguaglianze sociali, economiche, etniche e territoriali. Sono questi gli obiettivi del decreto legislativo approvato dal governo, che da attuazione all’articolo 1 (commi 180 e 181, lettera e), della legge sulla Buona scuola del 2015.

Qualificazione dell’offerta

Tra le novità previste dal decreto anche la qualificazione dell’offerta dei servizi educativi: al personale che lavora dall’asilo nido alla scuola per l’infanzia è richiesta, infatti, una laurea in scienze dell’educazione nella classe L19 ad indirizzo specifico per «educatori dei servizi educativi per l’infanzia» oppure una laurea quinquennale in Scienze della formazione primaria integrata da un corso di specializzazione di 60 crediti formativi universitari (articolo 4, lettera e del Dlgs).

La laurea sarà obbligatoria, a partire dal 2019/2020, per tutto il personale neo assunto, mentre saranno salvaguardati i diritti acquisiti di chi già operava nel settore senza una laurea specifica.

Il decreto attuativo istituisce in sostanza un sistema integrato di educazione e istruzione cui sono ammessi tutti i bambini, inclusi i piccoli con disabilità. Il sistema servirà da una parte ad assicurare uguale formazione e istruzione ai bambini durante la loro infanzia, dall’altra dovrà sostenere e coinvolgere la famiglia nel percorso educativo dei figli cercando di far conciliare la cura dei figli con tempi e modalità di lavoro nuovi.

Si parte dai nidi e micronidi che accolgono i bambini da 3 a 36 mesi di età. Questi dovranno assicurare oltre alla cura, all’educazione e alla socializzazione dei piccoli, anche il pasto e il riposo. Seguono le sezioni primavera che accolgono i bambini dai due ai tre anni di età e sono aggregate generalmente alle scuole per l’infanzia statali e paritarie, o inserite nei poli per l’infanzia.

Il decreto prevede, poi, l’istituzione di una serie di servizi integrativi che devono essere flessibili e rispondere ai bisogni delle famiglie. Tra questi ci sono gli spazi gioco, riservati ai piccoli tra i 12 e i 36 mesi che vengono affidati ad uno o piò operatori fino ad un massimo di cinque ore al giorno; i centri per bambini e famiglie, e i servizi educativi in contesto domiciliare, pensati per i piccolissimi dai 3 ai 36 mesi.

Infine c’è la scuola d’infanzia, rivolta ai bambini dai 3 ai 6 anni, che «assume una funzione strategica nel servizio integrato di educazione e di istruzione, operando in continuità con i servizi educativi per l’infanzia e con il primo ciclo di istruzione».

Il decreto attuativo, come previsto dalla Buona scuola, istituisce anche i poli per l’infanzia, edifici dove confluiscono tutti i servizi di educazione riservati ai piccoli fino a 6 anni e aperti al territorio con spazi e personale specializzato condivisi. I poli, che funzioneranno come veri e propri laboratori, non avranno autonomia scolastica, saranno costituiti dalle regioni con una programmazione ad hoc.

Il Governo, entro sei mesi dall’entrata in vigore del decreto attuativo, dovrà adottare un Piano di azione nazionale pluriennale che estenda il sistema integrato di educazione e di istruzione su tutto il territorio nazionale e stabilisca come destinare le risorse disponibili assicurando il riequilibrio dei servizi nelle diverse regioni.

Confermato anche il “buono nido”, un voucher di 150 euro mensili che le aziende, pubbliche e private, potranno dare come sostegno ai propri dipendenti per pagare le rette degli asili nido sia comunali che accreditati.

Fondo per il sistema integrato

Il decreto attuativo da il via libera anche all’istituzione del Fondo nazionale per il sistema integrato di educazione e di istruzione, che avrà una dotazione di 209 milioni di euro per l’anno 2017, 224 milioni per l’anno 2018, fino a salire a 239 milioni a partire dal 2019.

Il fondo finanzierà: gli interventi di nuove costruzioni o ristrutturazione degli edifici di proprietà delle amministrazioni pubbliche; una quota parte delle spese di gestione dei servizi educativi per l’infanzia e delle scuole dell’infanzia; la formazione continua del personale educativo e docente (come previsto dal Piano nazionale di formazione previsto dalla legge 107 del 2015).

Le risorse, sotto forma di cofinanziamento della programmazione regionale, saranno distribuite in base al numero dei bambini iscritti alle scuole per l’infanzia, con un’attenzione ad un riequilibrio dei servizi sul territorio. I fondi saranno erogati dal Miur direttamente alle amministrazioni comunali, dando priorità ai comuni privi o carenti di scuole dell’infanzia statale che potranno destinare maggiori risorse alle scuole comunali o paritarie.


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