Famiglie e studenti

I nuovi profili passano da 6 a 11

di G. Boc.

Rispetto alla sua versione originaria, il testo del decreto legislativo sull’Istruzione professionale ha recepito le più importanti richieste delle Regioni finalizzate all’integrazione tra i due sistemi di Istruzione e formazione professionale, della IeFp e della Ip, seppure la delega riguardasse solo l’Istruzione professionale statale.

Nell’invariato quadro del vigente riparto delle competenze costituzionali, ministero dell’Istruzione e Regioni hanno condiviso la finalità di delineare un sistema di «formazione ai mestieri», preservando i sistemi di Istruzione e formazione professionale costruiti nel corso degli anni con il contributo dei territori.

La condivisione continuerà anche nell’attuazione delle principali novità del decreto, attraverso una serie di atti da approvare in sede di Conferenza Stato Regioni e Province autonome o in quella Unificata.

Nuovi profili professionali

In primo luogo, l’intesa in sede di Conferenza Stato Regioni e Province autonome dovrà essere raggiunta sul decreto del ministro dell’Istruzione (Miur), con cui andranno definiti i nuovi profili professionali, passati da 6 ad 11, che dovranno essere correlati ai codici Ateco e declinati in termini di competenze, abilità e conoscenze. Questo stesso provvedimento dovrà stabilire la modalità di passaggio al nuovo ordinamento nell’anno scolastico e formativo 2018/2019.

Le Regioni dovranno poi stipulare appositi accordi con gli Uffici scolastici regionali (Usr) per definire le modalità di realizzazione dei percorsi di IeFp all’interno delle istituzioni scolastiche, in via sussidiaria, secondo gli standard definiti da ciascuna Regione.

Previa intesa in sede di Conferenza Stato Regioni e Province autonome, sempre con decreto del Miur dovranno essere definiti i criteri generali per favorire il raccordo tra i due sistemi. In particolare, Stato e Regioni dovranno disciplinare il meccanismo delle cosiddette passerelle ovvero i passaggi tra i percorsi di istruzione professionale (Ip) e quello di istruzione e formazione professionale (IeFp) compresi nel repertorio nazionale dell’offerta di istruzione e formazione professionale.

Infine, entro 120 giorni dalla data di entrata in vigore del decreto legislativo, con Dm del Miur, di concerto con il ministro del lavoro, previa intesa in sede di Conferenza unificata, dovranno essere determinati i criteri e le modalità per l’organizzazione e il funzionamento della “Rete nazionale delle scuole professionali”, in cui confluiranno anche le istituzioni formative accreditate a livello regionale allo scopo di promuovere l’innovazione, il permanente raccordo con il mondo del lavoro, l’aggiornamento periodico degli indirizzi di studio. Nata per rafforzare gli interventi di supporto alla transizione dalla scuola al lavoro, diffondere e sostenere il sistema duale realizzato in alternanza scuola-lavoro e in apprendistato, questa Rete dovrà anche raccordarsi con la Rete nazionale delle politiche attive del lavoro costituita dal decreto di riordino dei servizi per il lavoro e le politiche attive del lavoro.

Portata innovativa

Insomma, la reale portata innovativa del provvedimento potrà essere misurata proprio in sede di sottoscrizione dei diversi provvedimenti cui è rimandata l’attuazione del rapporto tra Ip ed IeFp. Solo così si potrà valutare se le Regioni vorranno dotarsi di un sistema di IeFp, da affiancare stabilmente al sistema della Ip ministeriale, anche attraverso l’apprendistato duale che il decreto finanzia anche per i prossimi anni, con uno stanziamento di 25 milioni annui a decorrere dal 2018.


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