Famiglie e studenti

Nessuna retta dovuta all’istituto paritario, se la revoca dell’iscrizione avviene nei tempi

di Silvia Marzialetti

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Nulla deve alla scuola paritaria - se non la quota strettamente legata all'iscrizione - il genitore che abbia deciso - nei tempi - di dirottare il proprio figlio altrove. Tanto più nel caso in cui la dirigente abbia fornito ampie rassicurazioni rispetto a tale prospettata eventualità.
Nulla otterrà, pertanto, l'associazione culturale responsabile di una scuola materna romana, da una madre che si è opposta al decreto ingiuntivo con cui le veniva intimato il pagamento dell'intera retta annuale (3.400 euro): secondo gli accordi presi con l'istituto, infatti, la scuola avrebbe dovuto trattenere soltanto i 280 euro forniti all'atto dell'iscrizione.

La sentenza della Cassazione
Il responso della Cassazione (sentenza 10910 del 5 maggio) è tranchant: rigettato il ricorso principale presentato dall'associazione (assorbito, di conseguenza, quello incidentale).
Dirimente il nodo sorto intorno alla clausola contrattuale prevista dall'istituto, che esonerava l'associazione dall'obbligo di fornire le proprie prestazioni in caso di mancato raggiungimento del numero idoneo per la formazione delle classi. Una clausola evidentemente discriminatoria, ma sulla cui interpretazione era emersa una totale disparità di vedute tra il Tribunale di Busto Arsizio, che con una sentenza del 2010 aveva respinto tutti i motivi di opposizione al decreto ingiuntivo e la Corte di appello, che aveva intravisto “presunzione di vessatorietà”.

Il principio affermato
La Cassazione torna sull'argomento, ricordando come già in passato la Suprema Corte abbia riconosciuto la natura preventivamente vessatoria della clausola contrattuale che sanziona indiscriminatamente il recesso dell'allievo (in presenza o meno di giustificato motivo), per di più quando tale pretesa non trovi riscontro in analoga sanzione a carico del professionista.
I giudici bocciano inoltre il raggiungimento del tetto minimo di iscrizioni quale requisito oggettivo per fornire la prestazione. Piuttosto - scrivono - tale presupposto impatta sul riconoscimento della qualifica paritaria per l'istituto. Questione ritenuta di scarso interesse per il genitore gravato da decreto ingiuntivo.


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