Famiglie e studenti

Altri 25 milioni di euro per gli Its

di Claudio Tucci

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La strategia del governo di rilancio degli Its, gli Istituti tecnici superiori, post diploma, alternativi all’università, partecipate dalle imprese, si arricchirà presto di un nuovo tassello: superati tutti gli “ostacoli” burocratici, il ministero dell’Istruzione è pronto a mettere sul piatto un finanziamento aggiuntivo (rispetto ai 13 milioni ordinari l’anno) di 25 milioni di euro, provenienti dai fondi europei (Pon).

I fondi Ue
La fetta più consistente di queste risorse, 21 milioni per l’esattezza, serviranno per promuovere, con voucher, stage e tirocini in ambito interregionale o all’estero, organizzati dalle Fondazioni Its e coerenti con il percorso formativo dello studente.

Le risorse rimanenti saranno investite invece tra «azioni di sistema» (essenzialmente per supportare governance e programmazione delle attività didattiche) e interventi di formazione mirata (e aggiornamento) a favore di presidi e personale scolastico (anche per sviluppare un approccio “manageriale” nella gestione di queste “super scuole di tecnologia”).

Le novità in arrivo
L’annuncio ufficiale da parte del ministero guidato da Valeria Fedeli arriverà oggi: saranno ammessi al voucher «per la formazione terziaria non accademica» ragazzi iscritti agli Its che abbiano frequentato positivamente il primo semestre, con un Isee non superiore ai 25mila euro (si punta a “far partire” gruppi di non più di 20 alunni). Ogni istituto capofila (ente di riferimento) potrà presentare i progetti: per stage/tirocini in ambito interregionale il massimale è stato fissato in 42.300 euro (per un progetto, cioè un modulo di 240 ore - pari a circa tre mesi); se si va all’estero il tetto del finanziamento sarà più elevato: 128.250 euro (sempre per un modulo di 240 ore).

Rilanciare la filiera professionalizzante
«Vogliamo spingere sugli Its - ha sottolineato il sottosegretario, Gabriele Toccafondi -. Puntiamo a qualificare la formazione “sul campo” per i ragazzi che è molto apprezzata dalle aziende».

«La scelta di investire sugli Its è condivisibile - ha aggiunto il vice presidente per il Capitale umano di Confindustria, Giovanni Brugnoli -. Attenzione però adesso a spendere bene i fondi a disposizione, che devono servire, certo, per migliorare l’offerta didattica, ma guardando alle esigenze di filiere e territori. Di qui la necessità di ascoltare le aziende, con un dialogo che, d’ora in avanti, mi auguro, diventi continuo e costante».

Del resto, l’obiettivo - condiviso ormai da tutti - è puntare sulle nuove competenze declinabili dal paradigma Industria 4.0, attraverso il rilancio della filiera terziaria professionalizzante, dove l’Italia, è in forte ritardo. In Europa, infatti, i ragazzi che hanno un titolo di livello terziario professionalizzante (non universitario) sfiorano il 10%. E da noi? Raggiungiamo con fatica l’1 per cento.


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