Famiglie e studenti

Sui Neet pesano di più le condizioni socio-economiche

di Giuliana Licini

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Genitori poco istruiti o la scarsità di libri in famiglia sono il comune denominatore tra i «Neet». Un genitore laureato o più di cento libri a casa sono, invece, una buona garanzia contro la condizione di giovane inattivo, cioè nè a scuola o in formazione, nè al lavoro, come indica l’acronimo inglese (Not in Education, Employment or Training). E in Italia, paese che ha il triste primato dei Neet, le condizioni socio-economiche fanno la differenza più che altrove. In base a uno studio dell’Ocse, tra i «Neet» italiani il 96,4% ha genitori senza un’istruzione di livello universitario (la media Ocse è l’82%) e solo il 3,6% dei giovani inattivi ha almeno un genitore laureato (media Ocse 18%), con una differenza tra le due “fasce” di oltre il 92%, la maggiore tra i Paesi Ocse esclusa la Repubblica Ceca. L’85% dei «Neet» italiani ha meno di 100 libri a casa (Ocse 74%), mentre il restante 15% ne ha più di 100 (26% Ocse) e anche in questo caso è uno dei “gap” maggiori tra i Paesi avanzati.

La condizione familiare pesa
«Se un ragazzo ha un contesto socio-economicamente avvantaggiato, le opportunità in un modo o nell’altro si trovano. I ragazzi che hanno genitori che non hanno i mezzi, sia cognitivi, sia finanziari, per permettere loro di accumulare competenze tendono a perdersi e a non investire in formazione quanto i ragazzi che hanno una famiglia socio-economicamente più avvantaggiata alle spalle. Quindi tra i 15 e i 27 anni l'impatto delle differenze socio-economiche tende a crescere e la questione dei Neet dà la misure di queste differenze», spiega Francesca Borgonovi, economista Ocse, tra gli autori dello studio «Giovani in transizione. Come variano le competenze tra Pisa e Piaac», cioè tra i test di apprendimento fatti nei Paesi Ocse all'età di 15 anni e quelli fatti in età adulta.

Dal rapporto emerge che la curva di apprendimento degli studenti avvantaggiati cresce più a lungo rispetto ai ragazzi svantaggiati, che in generale partano già da competenze minori e quindi nel tempo il divario aumenta. Ad esempio, in media nell'Ocse i ragazzi svantaggiati ampliano le competenze di matematica fino a 25 anni mentre i ragazzi avvantaggiati, invece, accrescono le loro competenze fino a oltre 30 anni e lo fanno partendo da un voto, più elevato. «Se lo pensiamo nell’ambito di un percorso di vita lavorativa che arriva fino ad oltre i 60 anni, questo “gap” fa sì che ci siano opportunità ben diverse in termini di ritorni professionali», sottolinea Borgonovi. In Italia le differenze socio-economiche a livello di test Pisa, cioè a 15 anni, sono sotto la media Ocse, mentre invece a livello di Piaac, cioè ai 27 anni, il 'gap' diventa leggermente superiore alla media Ocse. Non va dimenticato, per altro, che la Penisola in termini di competenze matematiche e di lettura e' sotto la media Ocse in base entrambi i test, ma lo è in modo più accentuato su quelli che riguardano gli adulti. «Il dato che emerge dal rapporto è che la scuola dell'obbligo riduce o comunque riesce a contenere il divario di competenze tra classi sociali, perché anche se ci sono scuole buone e scuole meno buone, nell'insieme tutti sono messi nella condizione di imparare», spiega l'esperta Ocse.

Il nodo è dopo la scuola
Tuttavia finita la scuola dell'obbligo, nella maggior parte dei paesi considerati, si apre un divario nelle opportunità di sviluppo di competenze tra classi sociali. Un altro aspetto evidenziato dal rapporto riguarda le differenze di genere. Mentre con l'età non varia il 'gap' delle competenze in matematica tra i due sessi - che nell'Ocse è a favore dei maschi ma non è molto accentuato -, il divario nella lettura - molto marcato a 15 anni a favore delle ragazze - tende ad annullarsi. I ragazzi che da adolescenti si tengono alla larga dei libri, salvo tutt’al più quelli scolastici, a 27 anni - rileva Borgonovi- hanno più frequentemente una componente professionale che richiede la lettura e la scrittura e anche a casa leggono, sia pure un giornale sportivo o un manuale. Le donne adulte, invece, sono più frequentemente in occupazioni che tendono a richiedere meno lettura, e dato il loro maggior coinvolgimento nella gestione della famiglia e dei figli, anche a casa hanno meno tempo per i libri, Così il loro vantaggio si perde per strada.


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