Famiglie e studenti

Educazione finanziaria leva strategica per i governi riformisti

di Davide Colombo

Le riforme pensionistiche non portano bene ai governi visto che, nella maggior parte dei casi, dopo la loro adozione, la sconfitta elettorale è più probabile. Ma le probabilità di bocciatura diventano meno forti nei Paesi in cui gli elettori hanno un livello di alfabetizzazione economica e finanziaria migliore.
Il risultato, di per sé intuitivo ma non per questo semplice da dimostrare, emerge da un working paper curato da Elsa Fornero e Anna Lo Prete, dell'Università di Torino, in pubblicazione sul sito del Cerp (Center for research on pension and welfare policies - Collegio Carlo Alberto).

L'analisi prende in considerazione i risultati di oltre un centinaio di elezioni politiche che si sono tenute tra il 1990 e il 2010 in 21 paesi dell'area Ocse. In 28 casi le elezioni sono state precedute dal varo di riforme pensionistiche di portata “strutturale”, ovvero di carattere universalistico e con impatti valutati come “effettivi” da osservatori quali l'Fmi, l'Ocse o la World Bank sia sul fronte della stabilità finanziaria sia su quello dell'adeguatezza delle prestazioni future.

Rielezioni più difficili con le riforme pensionistiche
I casi di rielezione del capo del governo in carica sono stati 40 e si sono verificati con maggiore frequenza in paesi come l'Austria, la Danimarca e la Germania (quattro rielezioni nel ventennio preso in esame), mentre all'opposto in Italia, Francia, Ungheria e Polonia il capo del governo non è mai stato riconfermato. Il lavoro di Fornero e Lo Prete aggiunge nuove evidenze sul valore dell'educazione economica e finanziaria, intesa come livello di cittadinanza più consapevole, nei processi di costruzione del consenso che accompagnano il policy making nelle democrazie mature. Adottare riforme - si legge nell'introduzione - non significa solo cambiare alcune norme ma, soprattutto, mutare le attitudini e i comportamenti dei cittadini. E il successo di una riforma è sostanzialmente legato alla percezione, da parte degli elettori, dei risultati di lungo termine che si possono (in molti casi, si devono) ottenere, andando oltre la valutazione a breve dei costi da sopportare. E' proprio la tendenza degli elettori a focalizzarsi su questi oneri immediati - maggiore laddove è bassa l'alfabetizzazione economica e finanziaria - a rendere impopolari i governi riformatori.

Il dilemma dell’imprenditore politico
Nel paper si cita un aforisma del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker (“Non tutti sappiamo che cosa dobbiamo fare ma non sappiamo come farci rieleggere una volta che lo abbiamo fatto”; The Economist 15 marzo 2007) per fotografare il dilemma dei nostri “imprenditori politici”. E nelle conclusioni, alla domanda sul perché i cittadini che usano strategie razionali nelle loro scelte di risparmio sono talvolta miopi nel valutare gli effetti delle riforme pensionistiche, si risponde con una contro-considerazione: perché i politici anziché sfruttare l'ignoranza degli elettori con messaggi propagandistici non investono sulla loro formazione economica e finanziaria che, nel lungo periodo, può meglio sostenere processi riformatori adottati e comunicati in modo più trasparente?
La metodologia elaborata per comparare diversi livelli di educazione finanziaria tra paesi - con ponderazioni su altre variabili di contesto come la demografia o la congiuntura economica - potrà essere utilizzata anche per valutare l'impatto politico di altre riforme strutturali come le nuove regole introdotte sul mercato del lavoro, i mercati finanziari, le liberalizzazioni e la concorrenza.

Il Convegno in Senato sull’educazione finanziaria
I risultati del paper sono già stati presentati in diverse università europee e giungono in un momento di favorevole confronto, nel nostro Paese, sul tema dell'educazione finanziaria dopo l'adozione di un primo pacchetto di norme finalizzate al lancio di programma nazionale di alfabetizzazione economica, avvenuto con la conversione in legge del decreto “salva-risparmio” (237/2016; comma 24-bis). Oggi sul tema si terrà un convegno in Senato organizzato dal presidente della commissione Finanze, Mauro Marino (Pd), autore di una proposta di legge che mira a diffondere la conoscenza di base dell'economia nelle fasce più povere e vulnerabili della popolazione. All'appuntamento parteciperanno il governatore della Banca d'Italia, Ignazio Visco, il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan, il presidente della Consob, Giuseppe Vegas. «L'educazione finanziaria rappresenta un fattore essenziale per la tutela del risparmio “dal basso” cioè a partire dalle scelte che il risparmiatore/investitore compie» ha spiegato ieri Mauro Marino nell'annunciare il convegno organizzato dalla Commissione. «La programmazione finanziaria – ha aggiunto il senatore - anche a scopo assicurativo o previdenziale, costituisce un elemento fondamentale delle scelte individuali di gestione del risparmio, soprattutto in un'epoca di accresciute incertezze e di fragilità del contesto economico generale. Sono convinto che l'evento di giovedì costituisce un momento importante, anche per l'autorevolezza e il prestigio dei partecipanti, ai fini della definizione dei prossimi passi da compiere il tale materia».


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