Famiglie e studenti

Accesso agli atti: tutela degli «assetti economici familiari», specie in presenza di figli minori, prevale sulla privacy

di Maria Claudia Politi


In materia di accesso ai documenti amministrativi, gli atti ostensibili possono essere oggetto di conflitto fra contrapposte esigenze di privacy e conoscenza per il perseguimento di un fine ulteriore. In assenza di specifici divieti, il diritto alla riservatezza non è da ritenere prevalente, laddove contemperato con esigenze di tutela degli assetti economici familiari, specie in presenza di figli minori. La normativa speciale in materia di separazione, attributiva di poteri ulteriori al giudice, non è ritenuta suscettibile di essere interpretata in senso restrittivo o preclusivo per quanto concerne l’esercizio di diritti autonomamente riconosciuti alle parti del giudizio.
È quanto afferma il Tar Lazio, Roma, sezione II ter, con la sentenza del 9 febbraio 2017, n. 2161.


Il caso
La ricorrente ha presentato domanda di accesso formale a documenti concernenti la situazione economica e patrimoniale del coniuge, in possesso dell’amministrazione resistente.Tale domanda non ha ricevuto risposta alcuna.Parte ricorrente ha dunque impugnato il silenzio dell’amministrazione, chiedendo al contempo accertamento del proprio diritto di accesso ai documenti individuati. L’Agenzia delle entrate, costituitasi in giudizio, ha dichiarato l’accoglimento parziale dell’istanza di parte ricorrente, seppur erroneamente non comunicato, determinando l’inammissibilità per carenza di interesse della impugnativa concernente le dichiarazioni dei redditi.
L’amministrazione resistente eccepisce altresì, per quanto concerne i rapporti finanziari, il diritto alla riservatezza che li assiste, stante la loro natura strettamente funzionale all’esercizio dei poteri degli organi dello stato competenti in materia.
Il Tar Lazio ha accolto il ricorso sopra esposto.


Le motivazioni
Il Tar adito ha, per quanto concerne la questione sollevata, inteso condividere l’orientamento adottato dal Consiglio di Stato con la sentenza 2472 del 2014 e già ampiamente seguito dalla giurisprudenza amministrativa.
Il Supremo consesso amministrativo ha rilevato l’assenza di qualsivoglia disposizione normativa che imponga la segretezza e l’utilizzo esclusivo dei dati detenuti alle amministrazioni nella materia in analisi.
Trattasi pertanto della necessità di operare un normale bilanciamento di interessi, come sovente avviene in caso di istanza di accesso ai documenti amministrativi riguardanti soggetti terzi, tra il diritto alla riservatezza di questi ultimi, e la tutela della situazione meritevole che l’istante può conseguire grazie all’ostensione degli atti detenuti dal soggetto pubblico.
Tale contemperamento necessita una attenta ponderazione delle circostanze e dei diritti in concreto portati all’attenzione del giudice, caso per caso.
L’ipotesi in esame è stata ritenuta dal giudice adito, stante la natura degli atti contesi nonché la finalità ultima perseguita dalla parte istante (la tutela della situazione economica familiare, al fine di meglio perseguire anche gli interessi del figlio minore di età), denotare la prevalenza delle ragioni di questa sul diritto alla mera riservatezza del controinteressato.
Né il Tar ha ritenuto condivisibili le considerazioni circa la natura preclusiva, nei confronti dei diritti esercitabili autonomamente dalle parti del giudizio, del mancato esercizio, da parte del giudice del procedimento di separazione, dei poteri attribuitigli dalla normativa di settore, in ampliamento a quelli previsti dall’articolo 210 Cpc.
Il giudice, infatti, ben può autonomamente decidere sull’opportunità di esercitare le facoltà specificamente attribuite dalla legge, senza che questo abbia, peraltro, alcun effetto preclusivo circa i diritti autonomamente attribuiti alle parti del giudizio, azionabili a norma di legge.


Spunti critici
La soluzione del Tar appare pienamente condivisibile. In assenza di specifici limiti espressamente imposti dal legislatore in materia di accesso (quali la previsione di categorie di documenti nei cui confronti non risulta esercitabile tale diritto), si ritiene senz’altro ragionevole demandare al giudice amministrativo, unico possibile interprete del dettato normativo, il bilanciamento dei contrapposti interessi che caratterizzano l’istituto.
Il ricorrere di situazioni di diritto, parimenti meritevoli, che si rivelino contrapposte per effetto della presentazione di istanza di accesso agli atti, impone senz’altro che il contemperamento fra queste determini la soccombenza di quella la cui tutela risulti meno stringente nella situazione concreta portata all’attenzione del giudice.
Di fronte, pertanto, al diritto alla riservatezza del soggetto terzo al procedimento di accesso, appare ragionevole che il giudice si pronunci per la prevalenza del diritto alla tutela degli assetti economici familiari, vieppiù in quanto strettamente funzionali al perseguimento dell’interesse del figlio minore di età.
Ancora, è senz’altro conforme alla ratio propria dell’ordinamento l’interpretazione resa alla normativa specifica in materia di separazione, per quanto concerne l’attribuzione di poteri ulteriori al giudice.


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