Famiglie e studenti

Scienza, tecnologia e robot non sono cose solo da maschi. Le donne alla conquista delle facoltà del futuro

di Maria Piera Ceci

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I robot sono cose da maschi? Neanche per sogno, spiega Giulio Sandini, dell’Iit-Istituto italiano di tecnologia, che ha dato il via il 22 febbraio alla seconda edizione del ciclo di convegni formativi “A scuola di scienza”, organizzati da De Agostini scuola. Prima tappa Genova, con studenti ed insegnanti che visiteranno l’IIT, poi Milano il 15 marzo, presso il Museo nazionale della scienza e della tecnologia, e Napoli il 6 aprile, presso la Città della scienza.


Un’edizione particolarmente attenta al tema delle differenze di genere nell’apprendimento delle materie cosiddette Stem (Science, technology, engineering, math) e che vede impegnarsi in prima persona le scienziate aderenti al progetto 100esperte.it (ideato dall’associazione di giornaliste Giulia con l’Osservatorio di Pavia e realizzato in collaborazione con la fondazione Bracco e la Rappresentanza in Italia della Commissione europea). Monica Gori, dell’Iit, parlerà ai ragazzi delle ultime frontiere dell’apprendimento multisensoriale, Maria Pia Abbracchio, farmacologa presidente di fondazione Filarete, li avvicinerà alle cure delle malattie neurodegenerative, Elisabetta Erba, presidente della Società geologica italiana e docente all’università degli studi di Milano, discuterà invece di cambiamenti climatici e i terremoti.


In particolare Monica Gori, capofila del progetto Iit weDraw illustrerà anche il metodo didattico che utilizza le nuove tecnologie per l’apprendimento dell’aritmetica e della geometria attraverso la musica, la danza e la pittura.


Insomma un progetto, quello di De Agostini scuola, che vuole sviluppare negli studenti l’interesse per le scienze, ma rivolto anche agli insegnanti che vogliano aggiornarsi sui metodi e sulle strategie per una didattica inclusiva e innovativa.
«Le nuove generazioni fanno parte del futuro della robotica, sia come potenziali utilizzatori sia dal punto di vista di chi dovrà aiutarci a sviluppare i nuovi robot su cui stiamo lavorando», spiega Giulio Sandini. «Faremo vedere ai ragazzi le ricerche su cui stiamo lavorando nell’ambito della robotica umanoide. Non sarà difficile stimolare la loro fantasia, a partire dai racconti di fantascienza e dai film che hanno visto. L’idea è quella di spiegare quali sono le difficoltà maggiori che stanno dietro allo studio della robotica e alla realizzazione dei robot che loro vedono al cinema o conoscono attraverso i libri di fantascienza. Difficoltà che derivano anche dal capire come funziona la macchina umana, per poterla poi riprodurre in dispositivi artificiali. Sono infatti tante le attività nelle scuole che vanno nella direzione del far aumentare l’interesse dei ragazzi verso le tecnologie, ma la robotica da questo punto di vista è uno strumento fantastico perché richiede l’utilizzo di una varietà di metodologie e conoscenze, dalla matematica all’ingegneria, dalla fisica alle neuroscienze. E’ un argomento che stimola la multidisciplinarietà, evitando che le persone si infilino in uno studio settoriale, e che crea una sorta di globalizzazione scientifica».
Questa edizione di “A scuola di scienza” punta molto sull’abbattimento degli stereotipi di genere in ambito scientifico e tecnologico. Cosa dirà alle studentesse?

«Abbiamo tante ragazze che lavorano con noi: ingegneri biomedici, neuroscienziati, psicologi, anche perché ormai l’ingegnere da solo non costruisce niente, ha bisogno della collaborazione di altre competenze. Ormai poi in certi ambiti tecnologici il numero di maschi e femmine si sta avvicinando al 50 per cento. Non c’è più quell’immagine dell’ingegnere con le scarpe infangate, che gira per i cantieri».


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