Famiglie e studenti

A Torino tra i licei classici svetta il Cavour, tra gli scientifici il convitto Umberto I

di Maria Piera Ceci

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In Piemonte a vincere è la provincia. A Torino al primo posto fra i licei classici compare il Cavour, ma se si allarga il raggio fanno meglio il Baldessano-Roccati di Carmagnola e il Monti di Chieri.
Tra i licei scientifici, a Torino primeggia il convitto Umberto I, ma hanno un punteggio maggiore il Pascal di Giaveno, il Fermi-Galilei di Ciriè e, di nuovo, il Baldessano-Roccati di Carmagnola.

Il convitto Umberto I
Fu Carlo Alberto, nel 1848, a volere il Convitto nazionale Umberto I. Il liceo scientifico è internazionale, oltre all’inglese si studia una seconda lingua straniera (cinese o spagnolo) con un monte-ore settimanale di 35 ore, un allenamento importante. Ma i ragazzi sono seguiti molto da vicino: si pranza a scuola, poi nel pomeriggio lo studio con educatori o docenti. Studio intenso dunque, ma con un occhio anche alla mobilità internazionale, grazie a scambi con altri licei all'estero.
«Sono i ragazzi che studiano, studiano molto. Gli studenti possono stare a scuola fino alle 18.30», ci racconta la dirigente scolastica del Convitto nazionale Umberto I Giulia Gulglielmini. «La capacità di studio con i compagni e il peer-tutoring sono di supporto, così come i viaggi all’estero, perchè noi incoraggiamo molto gli scambi con altri paesi, con altri licei europei e non. Offriamo una grande apertura verso l’estero, una grande mobilità internazionale, un monte-ore importante e uno studio sistematico. Questi sono i punti di forza del nostro liceo scientifico».
Se poi si guarda all’intero Piemonte, a fare meglio sono gli studenti universitari usciti dallo scientifico Giovenale Ancina di Fossano. E la scuola che dà più chance di trovare lavoro in tutta la regione è il Carlo Denina di Saluzzo.

Il Rosa Luxemburg migliore tra i tecnici commerciali
In cima alla classifica degli istituti tecnici commerciali c’è invece il Rosa Luxemburg (che batte il Sommeiller), tuttavia vanno meglio all’università gli ex diplomati del Pascal di Giaveno o del Vittone di Chieri. Tra gli Itis del capoluogo davanti a tutti c’è il Marchesini-Casale, anche se il Fermi-Galilei di Ciriè ha un indice un po' più alto.
Per quanto riguarda l’area torinese, spicca l’87 per cento di occupati tra i periti tecnici dell'istituto Ferrari di Torino, che nel 63% dei casi fanno proprio ciò per cui hanno studiato. Il record di coerenza nel capoluogo piemontese e dintorni spetta invece ai diplomati dell'alberghiero Colombatto, che in 72 casi su 100 fanno i cuochi, i camerieri e altri mestieri per cui hanno ricevuto una formazione specifica.
1.083 studenti, liceo scientifico di base, più quello con le scienze applicate, poi il linguistico e il tecnico. Questo è il Pascal di Giaveno.
«Il nostro è un ambiente sano e stimolante. Giaveno offre molto, ma la scuola è al centro dell'attenzione. E' qui che i ragazzi trovano i loro interessi», spiega la dirigente scolastica del Pascal Carmelina Venuti. «Al di là dell'intervento curricolare molto importante, proponiamo molte esperienze all'estero. Le famiglie poi non vengono lasciate sole, prestiamo molta attenzione ai BSA e le famiglie da noi trovano spesso una soluzione ai loro problemi. Prestiamo inoltre molta attenzione alle fragilità e grande rilievo alle iniziative di approfondimento didattico e culturale per gli studenti eccellenti che partecipano a competizioni in tutte le materie con un buon ritorno. Facciamo un'opera puntuale per quanto riguarda l'attività di orientamento anche per gli studenti di origine straniera, con tante proposte extracurriculari nei quali gli studenti possa esprimere le proprie potenzialità. La nostra attenzione è tutta per i ragazzi e facciamo un lavoro di orientamento molto puntuale. Cerchiamo di capire dai ragazzi quali sono i loro interessi, desideri e aspettative e lavoriamo su questo. Ho uno staff di docenti molto unito, tutti operano per raggiungere questo obiettivo, cioè il successo personale di ogni studente. Questo costa molto lavoro, tanta dedizione, però abbiamo un'utenza molto attenta che accetta il sacrificio e il rigore. Noi vogliamo leggere dietro a quei silenzi che talvolta vengono descritti attraverso uno sguardo. Tutti i ragazzi hanno delle esigenze, noi dobbiamo essere capaci di capirle anche se non riescono ad esprimerle a pieno. Questa scuola posso dire che ci riesce».


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