Famiglie e studenti

Al Mamiani a Roma vince ancora il «curriculum tradizionale»

di Maria Piera Ceci

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A Roma a dominare la classifica ci sono i licei storici, quelli che vantano una lunga tradizione. Il punteggio maggiore è del Mamiani, classico del quartiere Prati in cui ha studiato anche il premio Nobel Emilio Segrè, seguito dal Tasso, in cui si sono formati personaggi del calibro di Alberto Moravia, Vittorio Bachelet e Vittorio Gassman. Subito dopo troviamo il Kant, il Dante Alighieri e il Visconti. Mamiani al primo posto anche al liceo scientifico, seguito dal Righi, dal San Giovanni Battista (istituto non statale) e dal Virgilio. Decisamente più bassi i punteggi dei licei linguistici: primo il Vittorio Colonna che però totalizza molti meno punti del Lazzaro Spallanzani della vicina Tivoli e del James Joyce di Ariccia. Per l’indirizzo tecnico, settore tecnologico, al primo posto si piazza il Pirelli di Roma, per il settore economico il Di Vittorio-Lattanzio.

Il segreto del Mamiani
Dunque, qual è il segreto del Mamiani?
1.120 studenti, 46 classi fra classico, scientifico e linguistico, tasso di bocciatura al 3 e mezzo per cento l’anno scorso. «Non abbiamo inserito sperimentazioni. Riteniamo che le materie che sono nel curriculum siano sufficientemente formative - spiega la dirigente scolastica Tiziana Sallusti -. Se le discipline sono svolte bene con metodi innovativi, materiali moderni e con l’inserimento di approfondimenti crediamo siano sufficienti per accompagnare gli studenti all’università o nel mondo del lavoro. Abbiamo scelto di non arricchire il curriculum, ma di fare bene le materie che abbiamo perchè troppe cose possono essere stancanti per docenti e studenti. Abbiamo dunque deciso di conservare il curriculum tradizionale, con solo qualche ora di inglese in più al primo anno. Lavoriamo molto sul metodo di studio: saper prendere appunti, trovare il nucleo essenziale di una lettura, catalogare le informazioni, connetterle fra di loro, saper fare ricerca. Questo prende molto tempo, ma si apprende il metodo di studio che ti consente poi all’università di affrontare le discipline in modo autonomo. Ci vogliono molte energie e crediamo che questo sia importante per i ragazzi di oggi, sollecitati in mille modi tutti diversi ad apprendere, ma bisogna portarceli a questo apprendimento consapevole. L’attività sul metodo di studio è interna ad ogni disciplina. Usiamo le LIM, computer, ma si rischia di scambiare il fine per il mezzo: la tecnologia è un mezzo, quindi io esorto i miei insegnanti a lavorare sulla connessione dei saperi, a fare lavori interdisciplinari».

Curriculum tradizionali. Ma i ragazzi non cercano dei licei più divertenti? «Noi siamo riusciti a formare una sezione in più di liceo classico, mentre si parla di crisi del classi. Bisogna essere innovativi nel modo in cui si fanno le cose. Abbiamo conferenze in aula magna con scienziati, latinisti, giornalisti, scrittori e vengono a parlare con i ragazzi che partecipano a gruppi di classi. È il nostro modo per sollecitare i ragazzi.
Svolgiamo anche attività di recupero in itinere, subito il mese successivo, non a fine trimestre o pentamestre. Recuperano subito, al pomeriggio in modo da che i ragazzi si rimettano in pari, anche con insegnanti di altre classi. I ragazzi fanno meno fatica a rimettersi al passo e i genitori non devono pagare le ripetizioni».


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