Famiglie e studenti

Peggiora il dato sull’assenteismo che tocca quota 55 per cento

di Flavia Foradini

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Il nuovo Rapporto Pisa 2015 sulle competenze dei quindicenni (Pisa 2015 Results, volume 1: Excellence and equity in education, Pisa 2015 Results, volume 2: policies and practices for successful schools - Risultati Pisa 2015: Eccellenza ed equità nell’istruzione, politiche e pratiche per scuole di successo) pone l’attenzione soprattutto sulle materie scientifiche, un àmbito che l’Ocse aveva studiato l’ultima volta in dettaglio nel 2006.
In questo arco di tempo, il pianeta è cambiato profondamente e, dicono gli analisti dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ormai «le scienze giocano un ruolo pervasivo, e tutti hanno bisogno di saper pensare in modo scientifico, sia che si tratti di determinare un pasto bilanciato dal punto di vista nutrizionale o scegliere se acquistare o meno un’auto ibrida o del latte pastorizzato».
Tuttavia, in un mondo in cui hanno avuto grande sviluppo «la robotica, le ricerche sul genoma, la biologia di sintesi o la medicina rigenerativa» e la spesa pubblica per l’istruzione è cresciuta in media del 20% in area Ocse per scuola primaria e secondaria tra il 2005 e il 2013 (ma in Italia è diminuita dell’11%), per la maggior parte dei 72 Paesi che hanno partecipato alle rilevazioni, i livelli di competenza degli studenti non sono sostanzialmente cresciuti.


In Italia è stato registrato un miglioramento delle competenze in matematica, innalzatosi a livello della media Ocse (490 punti), ma continuano ad essere sotto la media le scienze (481 punti, 50 al di sotto di Estonia o Singapore) e la lettura (485), laddove permangono differenze vistose tra Nord e Sud del Paese in tutte e tre le abilità, con scarti anche pari ad un anno di scuola.
In media oltre il 20% dei ragazzi italiani (21% in lettura, 23% sia in scienze che in matematica) non raggiunge il livello di base, laddove ad essere ampiamente migliori in campo nazionale nell’offerta formativa sono le scuole pubbliche (40 punti in più delle scuole private).


Le oltre 950 pagine del nuovo Rapporto necessiteranno di tempo per essere studiate e assimilate dagli operatori di settore. Tuttavia alcuni dati balzano all’occhio.
In fatto di scienze, non sono tanto le qualifiche dei docenti a fare la differenza, sostiene l’Ocse, anche se preoccupa che il 95% degli insegnanti di Bulgaria, Montenegro e Costa Rica abbia specializzazioni universitarie nel settore, mentre in Italia sia meno del 25%.

La didattica
Per buoni risultati di apprendimento, più dei titoli di studio dei docenti ciò che importa è da un lato il metodo di insegnamento, con una didattica che sia innovativa e sappia lanciare stimolanti sfide ai discenti, e dall’altro è però fondamentale il tempo che gli studenti dedicano alle scienze: secondo gli analisti Ocse, per raggiungere risultati soddisfacenti dovrebbe essere doppio di quello dedicato alla matematica e alla lettura.

Dirigenti sotto la lente
Per un continuo miglioramento delle pratiche di insegnamento e apprendimento, l’Ocse chiama in campo anche fortemente i dirigenti, che possono svolgere una funzione chiave con la supervisione e la valutazione dell’azione didattica di ciascun docente in classe: una prassi che in 49 sistemi di istruzione avviene in 9 casi su 10, mentre è operativa solo in un terzo delle scuole in Italia, Grecia e Spagna.
Anche la capacità gestionale dei dirigenti in campo educativo può fare la differenza, perché può favorire risorse e professionalità interne alla scuola, laddove, ha appurato Pisa 2015, una maggiore autonomia di ciascun docente sui curricula può aumentare il livello degli esiti didattici dei discenti in campo scientifico.


Selezione dei prof, aggiornamento e remunerazione
Proprio sul ruolo e sull’inquadramento degli insegnanti nel processo educativo, nel suo nuovo Rapporto l’Ocse dipinge una raccomandazione che nel nostro Paese può sembrare fantascientifica: «I sistemi educativi più efficaci selezionano i migliori candidati per la professione di insegnante, legano a sé i docenti qualificati e si assicurano che migliorino costantemente la propria professionalità partecipando ad attività di aggiornamento. In questo tipo di sistemi l’istruzione e la professione dell’insegnante sono tenute in grande considerazione dalla società, i docenti sono remunerati in modo adeguato, la loro carriera è trasparente e strutturata in modo chiaro, agli insegnanti vengono offerte molte opportunità e incoraggiamenti per continuare ad imparare, ed essi ricevono regolari riscontri sul loro metodo di insegnamento, grazie a programmi di monitoraggio organizzati dalle scuole».

Le attività
Per migliorare le competenze scientifiche degli adolescenti, suggerisce Pisa 2015, può essere di aiuto che agli studenti vengano offerte attività extracurriculari in scienze, e vengano incoraggiati a partecipare a gare e concorsi, ma basilari restano le attività laboratoriali curricolari, trascurate in Italia, dove meno della metà degli studenti riferisce di usare regolarmente laboratori e indagini scientifiche.

Assenteismo nel mirino
Tornando su dati già forniti in passato e purtroppo peggiorati, Il Rapporto punta il dito sull’assenteismo degli studenti: in media Ocse, il 20% dei quindicenni è mancato un giorno a scuola almeno una volta nelle due settimane precedenti alla raccolta dei dati Pisa e in quasi tutti i Paesi negli ultimi anni il fenomeno si è aggravato. In Italia era già alto nel precedente rilevamento del 2012 e nel frattempo è cresciuto fino a riguardare il 55% degli studenti, ponendoci secondi solo al Montenegro.
Mancare da scuola, aggiunge l’Ocse, non solo ha comprovati effetti negativi sul rendimento di chi non frequenta le lezioni, ma sembra averne anche sui compagni di classe, perché riverbera sull’ambiente di apprendimento e sull’impegno profuso da tutto il gruppo. In quasi ogni Paese osservato, le prestazioni delle classi sono globalmente inferiori là dove uno o più studenti manca da scuola frequentemente.
Interpellata su questo punto, la maggior parte dei docenti ritiene che le assenze di alcuni studenti «aumentino sentimenti di risentimento in chi frequenta regolarmente, demoralizzi gli insegnanti e stressi l’organizzazione dell’intera scuola», mentre un clima didattico positivo dal punto di vista disciplinare aumenti il rendimento delle classi.


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