Famiglie e studenti

La formazione on the job è un «antidoto» alla dispersione scolastica

di Claudio Tucci

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La formazione “on the job” può essere un buon antidoto per combattere la dispersione scolastica: in Olanda, per esempio, la valorizzazione dell'istruzione professionale e una forte collaborazione tra scuole e servizi per l'impiego ha permesso di dimezzare la quota di giovani fuoriusciti dai percorsi educativi.

Giovedì 24 novembre, a Firenze, durante il convegno «Magnetica. La Scuola che non disperde» organizzato dalla Fondazione cassa di risparmio di Firenze, il Cedefop, il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, presenterà una nuova ricerca (Leaving education early: putting vocational education and training centre stage); e per Irene Psifidou, analista per le politiche educative del Cedefop, può essere un'occasione utile “per avere uno sguardo comparato e riflettere sul reale impatto di queste politiche a favore dei giovani”.

Il nostro paese si colloca così male?
Direi di no. Secondo i dati Eurostat la media dei paesi Ue era dell'11% nel 2015. Diciassette Stati membri hanno già raggiunto l'obiettivo fissato per il 2020, registrando tassi sotto il 10%. Nonostante questi progressi, 4,4 milioni di giovani tra i 18 e i 24 anni lasciano ancora la scuola prima di completare il secondo ciclo di istruzione superiore. La portata del problema varia tra paesi e all'interno degli stessi. Mentre Spagna, Malta e Romania registrano tassi di abbandono scolastico di circa il 20%, paesi come Cipro, Croazia, Lituania, Polonia e Slovenia hanno tassi sotto o attorno al 5%. L'Italia si colloca a metà, ma negli ultimi anni ha fatto progressi, scendendo al 14,7%, ben al di sotto della soglia fissata dal governo italiano (16%).

Quali sono state all’estero le ricette vincenti?
La Germania, con il progetto Quabb (programma di supervisione qualificata in istituti di formazione professionale e in imprese) ha messo in campo, tra l'altro, misure per contrastare l'abbandono precoce dei percorsi di apprendistato. Come buona pratica nazionale, citerei anche il caso olandese che è riuscito a ridurre il tasso di abbandono dal 15,4% nel 2000 ad appena l’8,2 % nel 2015 garantendo tutte le condizioni chiave per il successo: grandi investimenti, attrattiva offerta di formazione professionale, ampia raccolta di dati e un sistema di monitoraggio che informa sistematicamente i processi politici, una forte collaborazione tra scuole, servizi per l’impiego.

Quindi la formazione professionale può essere un antidoto efficace anche in Italia?
Sì. Le regioni con un sistema di IeFP sviluppato, come Lombardia, Veneto, Piemonte, Liguria, Emilia-Romagna, mostrano segnali di riduzione del tasso di abbandono scolastico, e una maggiore occupabilità dei giovani in uscita da quei percorsi. Le chiavi di successo sono l'enfasi sulla pratica, il collegamento tra la teoria e l'occupazione, e anche il monitoraggio dei fabbisogni delle imprese locali.


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