Famiglie e studenti

Il metodo Montessori incrocia le nuove frontiere digitali

di Maria Piera Ceci

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«La sfida è paradossalmente sposare la Montessori con le frontiere più estreme del digitale». A parlare così Dario Ianes, co-fondatore delle Edizioni Centro Studi Erickson, docente di Pedagogia speciale e coordinatore scientifico del convegno Erickson che si svolge oggi e domani a Rimini dal titolo “Didattiche 2016, la scuola del futuro parte da qui”. Duemila insegnanti provenienti da tutta Italia e centoventi relatori a confronto per discutere di innovazione didattica, ad un anno dal lancio del Piano nazionale scuola digitale, che ha visto da parte del governo un investimento di 500 milioni di euro per lo sviluppo delle competenze digitali degli studenti, il potenziamento degli strumenti didattici e laboratoriali e la formazione dei docenti.
«Le nuove tecnologie sono solo una parte del discorso innovazione», spiega ancora Ianes. «Bisogna infatti avere uno sguardo in avanti, con il digitale, ma anche uno sguardo indietro, recuperando tutta quella manualità, quella dimensione di piccolo laboratorio, quel coinvolgimento corporeo dell'apprendimento che non vanno dimenticati. Questa è la sfida che vogliamo raccogliere con questo convegno: mettere insieme quella che potrebbe apparire come l’unica innovazione, cioè il digitale, con quella che potrebbe essere una grandissima innovazione, attraverso l’attività manuale, laboratoriale, dell’artigiano».
Illustrare dunque un nuovo modo di fare scuola, anche attraverso un nuovo modo di fare convegni.
«Abbiamo messo a punto una struttura di convegno un po’ diversa dal solito. Non ci saranno tante plenarie. Abbiamo rovesciato il concetto stesso di convegno: ci saranno piccoli gruppi, più attività laboratoriali, aule simulate, in cui i partecipanti proveranno a costruire delle cose. Per esempio i lapbook, la risposta operativa al tablet e al libro digitale. Gli insegnanti costruiranno loro stessi il libro, l’attività didattica con i bambini, ritagliando, incollando, manipolando, spingendo sul tasto della costruzione. Così c’è la possibilità di differenziare la proposta per gli alunni, offrendo nuovi spunti alla didattica dell’inclusione. Il versante manipolatorio infatti offre tantissime possibilità di inclusione. Altrettante ne offre il digitale, perchè anche lì si può personalizzare, differenziare, con attività di apprendimento dalle più complesse alle più semplici. Non vogliamo creare una frattura fra un modo digitale di fare scuola e uno più manuale e laboratoriale. Vogliamo invece integrarli».
La due giorni del convegno Erickson sarà anche l’occasione per conoscere le best practice già in atto in molte realtà. Qualche esempio. Marco Orsi racconterà le Scuole senza zaino, dove gli studenti sono dotati di una cartellina leggera per i compiti a casa, mentre le aule e i vari ambienti vengono arredati con mobilio funzionale e dotati di una grande varietà di strumenti didattici sia tattili che digitali.
Franco Lorenzoni, coordinatore dal 1980 della casa-laboratorio di Cenci, ad Amelia, in Umbria, racconterà invece un’esperienza i cui si prova a dare ascolto, e forma, e sostanza ai pensieri dei bambini partendo dalla logica del contrario.
E poi ancora, come imparare la matematica senza odiarla. La “narrAzione” propone una metodologia basata sui racconti, che diventano un’efficace strategia per introdurre e chiarire in modo divertente alcuni concetti matematici.
Anche i social network entrano in aula, per aiutare i ragazzi ad appassionarsi alla lettura con Twitter. Paola Mattioli, docente di cinese all’istituto Marymount di Roma, illustrando il metodo “TwLetteratura”, racconterà come è possibile leggere e commentare collettivamente opere letterarie e artistiche attraverso Twitter e trasformarle in tweetbook.
Utilizza i social network anche la flipped classroom. Maurizio Maglioni spiegherà come, con la metodologia dell’insegnamento capovolto, il docente fornisce agli studenti materiali didattici appositamente selezionati (video, risorse multimediali, libri o e-book): in questo approccio rientrano anche i social network. Conoscerne le regole e l’utilizzo attraverso un docente diventa un insegnamento importante laddove la cronaca ci parla quotidianamente di episodi di cyberbullismo.


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