Famiglie e studenti

“La scienza a scuola”, 170 incontri in 130 istituti. A colloquio con 65 scienziati

di Maria Piera Ceci

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«L’idea è quella di dare da un lato agli studenti delle idee per imparare e suggerimenti per scegliere l’università e di dare dall’altro agli insegnanti delle idee per insegnare”. Così spiega Giuseppe Ferrari, direttore editoriale di Zanichelli, l’iniziativa La scienza a scuola: 170 incontri in 130 scuole, dal 20 ottobre fino a dicembre. Lo scopo è quello di portare fra i ragazzi chi la scienza la studia e la vive tutti i giorni nei centri di ricerca e nei laboratori. 65 infatti sono gli scienziati impegnati nel tour didattico, fra cui astronomi, fisici, biologi, genetisti.
«Nostro intento è quello di aiutare a fare collegamenti fra quello che si studia a scuola e quello che si scopre nei centri di ricerca e nelle università», dice ancora Ferrari. «C’è una scienza che si studia sui libri di testo, che i professori spiegano a scuola e che fornisce le basi e poi c’è la scienza alle frontiere della ricerca, che fanno scienziati e ricercatori. Qui ci sono successi e sconfitte, questioni aperte, c’è vita e secondo noi questa scienza raccontata alle frontiere della ricerca è un complemento alla scienza che si studia a scuola, dove si conosce quello che si è già scoperto».
Un servizio quello della Zanichelli a servizio non solo dei ragazzi, ma delle stesse scuole, con le quali si stringe una collaborazione stretta.
«Le scuole sono brave, fanno il loro mestiere, raccontano le cose che si sanno e creano la struttura intellettuale per capire cosa c’è ancora da scoprire in campi come le onde gravitazionali, le terapie contro il cambio, i cambiamenti climatici, l’esistenza di extraterrestri», dice Ferrari. «Quindi La scienza a scuola vuole essere un utile complemento di quello che le scuole già fanno e lo fanno bene. Però un conto è raccontare cos’è successo nel passato, un conto è sentire raccontare cosa sta succedendo adesso dalla voce di chi è in gioco, cioè lo scienziato. Crediamo che questi racconti suscitino passione in chi deve scegliere l’università, perchè molti ragazzi non sanno cosa fare. Conoscere una persona che comunica con tanta passione può essere un’esperienza che cambia la vita».
Gli incontri de La scienza a scuola avvengono nelle scuole secondarie superiori e sono rivolte principalmente agli studenti dell’ultimo anno, quelli che devono scegliere il loro percorso universitario e che troppo spesso ignorano le facoltà scientifiche che in Italia hanno numeri ancora troppo piccoli.
«Andiamo nelle quinte, quando i ragazzi hanno già imparato tanto di matematica e fisica e sono nella fase in cui buttano lo sguardo oltre quello che hanno imparato. Questa esperienza può servire loro per scegliere l’università. La scienza, e la tecnologia che viene fuori dalla scienza, cambia il mondo, quindi se uno vuol capire cosa sta succedendo non può non saperne di scienza. Certo, sono obiettivamente anche cose difficili da studiare, quindi molti studenti si spaventano della difficoltà, difficoltà che però si affrontano con buoni libri, buoni scienziati che raccontano, buoni professori che spiegano. Noi crediamo nell’educazione. Quando la Zanichelli ha celebrato i 150 anni è venuto fuori il titolo “L’editore che ha educato gli italiani”. Crediamo in questa missione. Che - arrivata alla seconda edizione - ha avuto successo anche fra i professori, ben contenti di imparare le cose nuove che vengono fuori dall’esperienza diretta dei ricercatori».
Fra gli scienziati impegnati a raccontare nelle scuole il loro lavoro, c’è Giovanni Bignami, fisico, astronomo, dell’Istituto nazionale di astrofisica. Domani 5 novembre, Bignami sarà a Cesena, al liceo scientifico Righi, nell’ambito dell’incontro “I marziani siamo noi”.
«E’ la cosa più bella che si possa fare andare a parlare ai ragazzi nelle scuola (quando non possono scappare) e raccontargli com’è bello studiare il cielo, capire i pianeti, cercare gli alieni, cercando di appassionarli alla cultura scientifica», racconta entusiasta Bignami. «In Italia c’è un bisogno enorme di comunicazione della cultura scientifica e cominciare dai ragazzi credo sia giusto. La cosa divertente che scopro è che i ragazzi hanno una fame enorme di cultura in generale e molti di cultura scientifica. L’astronomia e l’astrofisica hanno poi un grosso fascino e sono un veicolo eccezionale. Le risposte che mi danno i ragazzi sono belle, interessanti e commoventi. Viene voglia di farlo per migliorare la situazione drammatica della ricerca italiana».
Gli scienziati italiani nelle scuole come caschi blu della comunicazione scientifica perchè in classe non si riesce a fare abbastanza?
«Ho grandissima ammirazione per gli insegnanti, che sono degli eroi, fanno un lavoro difficile, pagato zero e fanno miracoli», spiega ancora Bignami. «Però è anche giusto che persone come me che sanno fare un po’ di scena vadano lì in carne ed ossa, per dare ai ragazzi l’occasione per chiedermi cos’è stata la mia vita, come ho fatto a diventare scienziato. A loro interessa molto. Il nostro è un lavoro complementare rispetto a quello ottimo che fanno gli insegnanti delle medie e delle superiori».
Ragazzi dunque appassionati e che fanno mille domande interessanti...
«Quando inizio gli incontri dico subito loro che non voglio le solite domande tipo: “Ma gli americani sono stati davvero sulla luna? Cosa c’era prima del Bing Bang? Cosa c’è in fondo ad un buco nero?” Tre domande che dico subito di non farmi altrimenti mi incazzo. Poi mi chiedono come mai ho deciso di fare lo scienziato. Io ho fatto il liceo classico e spesso vado nei classici a raccontare il mio percorso di vita, che è come parlare del cenozooico, ma a loro la cosa colpisce e ogni tanto vedo una scintilla accendersi nei loro occhi».
Ieri invece il fisico-matematico Sauro Succi, del Cnr e dell’Harvard university da poco premiato dall’American physical society con il Rahman prize 2017, è stato ad Imola, al liceo scientifico Rambaldi - Valeriani, a parlare di “Modelli matematici per sistemi complessi in fisica e biologia”.
«Mi sono fatto coinvolgere nel progetto Zanichelli, perchè non abbiamo molte occasioni per parlare con i ragazzi ed è una grande soddisfazione quando i ragazzi ti ascoltano», racconta Succi. «E’ il mio modo per mettere la monetina sul piatto di una bilancia dove ce ne sono poche, perchè gli studenti sono sottoposti ad altro tipo di sollecitazioni».
Come invogliare i ragazzi a scegliere facoltà universitarie così impegnative?
«Le passioni non si spiegano. La fisica è una materia apparentemente ostica, in realtà c’è molta meno distanza di quanto si creda tra le materie esatte e quelle creative, come musica o arte. C’è una grande comunanza con il discorso creativo. Quando uno deve risolvere un problema si accorge di quello che insegna il latino: bisogna sapere le regole e saper girare intorno alle regole. Questa è un’arte che si trova nella matematica e nella fisica. Cerco di comunicare il piacere di affacciarsi sui grandi misteri della vita. Cerco di aprire una finestrella su questo tipo di emozione. Un’equazione scritta si può paragonare alle Notti di Mozart, ci si può trovare la stessa bellezza. Cerco di comunicare lo stupore di quanto è affascinante e articolata la natura. Durante i miei incontri i ragazzi sono un po’ stupiti perchè si aspettano qualcosa di più tecnico e meno vicino alle loro sensazioni. Io parlo di sistemi complessi e alla fine ci accorgiamo che il sistema più complesso siamo noi e quindi riesco a trovare dei paralleli che i ragazzi colgono e ci divertiamo».
Com’è il rapporto con gli insegnanti e le scuole, abituate ad un insegnamento più basato sui libri?
«Ho una moglie insegnante e sono di parte. Gli insegnanti hanno la possibilità, il grande compito di insegnare ai ragazzi a sfidarsi sempre. Hanno certo il compito ingrato di mettere giù le regole, ma se riescono a far capire al ragazzo che lo fanno faticare perchè gli vogliono bene, il ragazzo lo capisce. Gli insegnanti hanno la chiave di accesso alla fiducia dei ragazzi: ti faccio lavorare perchè se lavori diventi più forte e poi sarai più resistente alle tante folate di vento che ti capiteranno nella vita».


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