Famiglie e studenti

Riconosciuto il ruolo educativo delle imprese

di Gianni Bocchieri


Presentato ieri il primo rapporto di monitoraggio dell’alternanza scuola-lavoro, dopo il primo anno di attuazione della cosiddetta “Buona scuola”, che ne ha esteso l’obbligo al triennio di ogni percorso della secondaria superiore e per la quale sono stati stanziati 100 milioni di euro, a decorrere dallo scorso anno scolastico 2015/2016.
Dal punto di vista quantitativo, i dati restituiscono un quadro positivo.
Come era prevedibile, l’introduzione dell’obbligo di effettuare 400 ore di alternanza negli istituti tecnici e professionali e 200 ore nei licei, ha fatto registrare un aumento del 139% degli studenti in alternanza e del 154% di percorsi attivati. Con una copertura quasi totale delle scuole (96% delle scuole), il monitoraggio conferma come tutte le scuole si siano cimentate nella realizzazione di percorsi di apprendimento presso i soggetti ospitanti, che sono stati imprese, enti pubblici ed enti no-profit.

Dal punto di vista qualitativo, invece, i dati del monitoraggio non consentono ancora di rilevare la durata di questi percorsi, le modalità con cui sono state progettate le attività e la loro efficacia in termini di competenze trasmesse agli studenti in azienda. Una valutazione più approfondita delle caratteristiche dei 29.437 progetti di alternanza attivati avrebbe anche consentito di superare quelle critiche, che hanno sottolineato l’approccio ministeriale ancora troppo burocratico ed il rischio di un’attività poco utile per gli studenti, soprattutto per quelli liceali.

L’analisi qualitativa dei dati di questo primo anno di alternanza sarebbe ancora più utile, se si considera che la maggior parte dei percorsi in alternanza è stata svolta presso le imprese (36%), evidentemente già abituate a questa metodologia, tra cui spiccano i cosiddetti “Campioni dell’alternanza” rappresentati per lo più da imprese di grandi dimensioni. Analogamente, il monitoraggio non consente la valutazione dell’apporto dei diversi strumenti messi a disposizione per la realizzazione dei progetti di alternanza, tra cui l’istituzione del Registro nazionale delle imprese, degli enti pubblici e privati disponibili a svolgere i percorsi di alternanza reso operativo forse troppo tardivamente lo scorso 26 luglio. A tal proposito, sono ancora poche le imprese che hanno deciso di aderirvi (circa 500), nonostante sia stato chiarito che l’iscrizione nel registro sia completamente gratuita, come ribadito ieri dallo stesso ministro dell’Istruzione, anche perché la mancata iscrizione non preclude la possibilità alle stesse imprese di stipulare convenzioni per l’alternanza, con le istituzioni scolastiche.
Ancora manca invece la prevista “Carta dei diritti e dei doveri degli studenti in alternanza”, che dovrebbe arrivare entro la fine dell’anno.

Sul fronte degli insegnanti coinvolti nei progetti di alternanza scuola-lavoro, è stata prevista una specifica misura del Piano nazionale per la formazione dei docenti dello scorso 3 ottobre, che dovrebbe coinvolgere circa 35 mila insegnanti incaricati di progettare ed organizzare i progetti di alternanza, per fornire loro quelle specifiche competenze ulteriori rispetto a quelle tradizionali.
Infine, l’ultimo intervento a sostegno dell’alternanza è stato annunciato con la presentazione della legge di Stabilità. In particolare, per le imprese che assumono gli studenti ospitati in alternanza, entro sei mesi dalla loro acquisizione del titolo, è prevista uno sgravio dei contribuiti previdenziali a carico dei datori di lavoro, per un periodo massimo di 36 mesi.
Analoga decontribuzione è stata annunciata per le conferme a tempo indeterminato degli apprendisti in regime duale, per il conseguimento di tutti i titoli di istruzione e formazione.


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