Famiglie e studenti

Decolla la formazione on the job: nei percorsi di studio e lavoro oltre 652mila alunni

di Claudio Tucci

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Da Eni a Intesa San Paolo, passando per Bosch, Fca, General Elettric, Poste, Zara, McDonald’s. Ma anche studi e ordini professionali (come il Consiglio nazionale forense), terzo settore, Pa e associazioni di categoria. L’alternanza scuola-lavoro, diventata obbligatoria lo scorso anno, a partire dalle classi terze delle superiori (almeno 400 ore nei tecnici e professionali, 200 ore nei licei), è decollata: gli studenti coinvolti hanno toccato quota 652.641, in crescita del 139% rispetto ai 273mila ragazzi che hanno svolto periodi di formazione “on the job” nell’anno scolastico precedente (il 2013/2014, dove però le settimane di studio e lavoro erano ancora facoltative). A salire su sono state anche le scuole coinvolte (passate dal 54% al 96%, praticamente quasi tutte); e i percorsi attivati sono arrivati a 29.437, con un balzo in avanti del 154%, se confrontati sempre con gli 11.585 del 2014/2015.

Il ruolo delle imprese
Certo, le difficoltà non sono mancate (per molti istituti l’adempimento è stato svolto in modo burocratico; e con docenti, specie dei licei, poco preparati all’alternanza, finora svolta essenzialmente nei tecnici e professionali); ma il contributo delle imprese è stato fondamentale: nel 36,1% dei casi gli imprenditori hanno aperto le porte agli alunni (tra le altre realtà d’eccellenza, spiccano Accenture, Coop, Dallara, Fondo ambiente italiano, Hpe, Ibm, Loccioni); e anche l’azienda simulata tra i banchi ha visto la partecipazione di diversi tutor imprenditoriali (che hanno affiancato i professori in cattedra). Per il ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini, «i numeri del primo anno di obbligatorietà sono incoraggianti e importanti; ora però dobbiamo lavorare tutti insieme per continuare ad innalzare i livelli di qualità dei percorsi attivati». Un messaggio condiviso dal sottosegretario, Gabriele Toccafondi: «L’alternanza deve essere fatta, e fatta bene; la strada è intrapresa, non si torna indietro». «È sicuramente un buon inizio - spiega Giovanni Brugnoli, vice presidente di Confindustria per il Capitale umano -. Finalmente è riconosciuto il ruolo educativo dell’impresa. La sfida, adesso, è coinvolgere anche le piccole e medie aziende radicate nei territori, e far recuperare a famiglie e studenti l’orgoglio di entrare in fabbrica visto che siamo un importante Paese manifatturiero».

I fondi a disposizione
Per l’alternanza sono a disposizione, per ora, 100 milioni di euro strutturali; e l’obiettivo quest’anno (l’obbligo si estende alle quarte superiori) è coinvolgere 1.150.000 studenti per arrivare a 1,5 milioni a regime. Entro dicembre sarà pubblicata la Carta dei diritti e doveri degli studenti in formazione “on the job”; e, con 6 milioni di euro, si investirà (finalmente) sulla formazione dei professori (in particolare delle scuole superiori) per aiutare, anche negli istituti, a rendere questi percorsi di studio e lavoro davvero utili ai ragazzi.


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