Famiglie e studenti

Bullismo e autismo a scuola, cosa fare per combattere il fenomeno

di Maria Piera Ceci

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Bullismo e autismo. Un binomio troppo spesso presente nelle nostre scuole. Il 60 per cento degli studenti che presenta disturbi dello spettro autistico subisce atti di bullismo. Cosa fare per prevenire questo fenomeno? Come possono affrontare il problema dirigenti scolastici, insegnanti ed operatori?

Il convegno
Si tratta di uno dei focus che verranno trattati oggi e domani a Rimini, al convegno “Autismi. Risposte per il presente, sfide per il futuro”, organizzato dal Centro studi Erickson e giunto quest’anno alla sua quinta edizione. In due giornate, oltre trenta tra i maggiori esperti nazionali e internazionali si confronteranno, proponendo suggerimenti pratici per aiutare le famiglie e indicazioni metodologiche per i professionisti che devono tenersi aggiornati e orientarsi tra la mole di studi disponibili.

Un tema che la scuola non può ignorare
«Nella scuola il problema non è la classe, perchè quando ci sono gli insegnanti non si verificano atti di bullismo. Il problema sono i corridoi, il giardino, l’autobus, il tragitto per andare a casa. È qui che spesso questi bambini vengono presi di mira dai bulli che li percepiscono come deboli e con delle incapacità», spiega Davide Moscone, psicologo, psicoterapeuta, presidente dell’associazione Spazio Asperger, e animatore di uno dei workshop previsti a Rimini. Un tema che la scuola non può ignorare, dal momento che il bullismo riduce drasticamente le possibilità di apprendimento e l’autostima del soggetto autistico e spesso è causa di abbandono scolastico, fino ai casi estremi di tentativi di suicidio.

I social hanno peggiorato la situazione
A peggiorare le cose ha contribuito l’ingresso prepotente dei social nelle relazioni fra studenti. In questi spazi l’ingenuità e la rigidità tipica delle persone con autismo si scontrano con una realtà che tende ad escludere e giudicare senza mediazioni.
«Il problema riguarda soprattutto i soggetti con autismo lieve, perchè i ragazzi che hanno ritardi cognitivi importanti, che ad esempio non parlano, vengono percepiti come disabili e non vengono “bullizzati”», spiega ancora Moscone. «Riguarda soprattutto gli studenti con sindrome di Asperger, che sono fondamentalmente intelligenti, con quozienti intellettivi nella media o superiori alla media, che sono in grado di parlare, ma che hanno difficoltà a decodificare messaggi non verbali. Non si rendono conto di attirare le antipatie degli altri e commettono degli errori sociali che fanno sì che gli altri li perseguitino».

La risposta
Cosa si può fare? «Intanto, bisogna fare in modo che non ci sia omertà, cioè bisogna stimolare i ragazzi, magari anche con dei premi, a denunciare, magari senza fare i nomi, o facendo i nomi ma garantendo loro una qualche protezione. Poi è importante creare nelle scuole degli spazi che siano controllati, “bull free”, una sorta di zona franca dove il ragazzo con disturbi dello spettro autistico che è perseguitato possa trovare rifugio. Infine bisogna educare alla diversità e a rispettare la diversità. Ci sono persone meno socialmente capaci, ma sono capaci in altre aree: nella musica, nella matematica, hanno una memoria eccellente. Qualità che non sono però, soprattutto nell’adolescenza, le più ricercate, come la capacità di fare gruppo, appartenere ad un gruppo, cosa molto difficile per i ragazzi con sindrome di Asperger».
Nell’ambito del convegno, organizzato in 2 sessioni plenarie e 27 workshop di approfondimento, oltre al fenomeno del bullismo e del cyberbullismo, si parlerà anche di affettività e sessualità delle persone con autismo, del problema del “dopo di noi”, cioè dell’affidamento e della cura del soggetto con autismo, una volta che i genitori non saranno più in grado di occuparsene.
Tra i relatori, Diana Robins, professore del Drexel Autism Institute di Philadelphia, che presenterà strumenti e programmi di intervento per identificare precocemente l’autismo.


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