Personale della scuola

La scuola on the job sbarca alla maturità

di Claudio Tucci

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Più peso all’alternanza scuola-lavoro: la partecipazione degli studenti alle attività di “formazione on the job” diventerà requisito di ammissione all’esame di Stato. Per sedersi alla Maturità, poi, bisognerà che l’alunno ottenga una votazione non inferiore alla media del sei; e abbia svolto, nei mesi precedenti, anche le prove Invalsi, che sbarcano, così, ufficialmente, in quinta superiore, con rilevazioni in italiano, matematica, inglese. Novità anche per l’esame di terza media, con una sforbiciata del numero di prove: gli scritti da cinque passano a due, uno di ambito linguistico, che può comprendere una parte di lingua straniera, e l’altro di ambito logico-matematico, con un colloquio finale mirato più che altro ad accertare le competenze trasversali (e non solo quelle nozionistico-disciplinari).

Il ministero dell’Istruzione ha messo nero su bianco una serie di proposte per modificare gli esami di Stato; il documento di lavoro è in discussione in questi giorni con associazioni e operatori scolastici, compresi gli studenti, per confluire poi nel Dlgs attuativo della legge 107 atteso per fine anno, inizi gennaio 2017. Il Dlgs, una volta licenziato da palazzo Chigi e ottenuto l’ok del Mef, dovrà ricevere i pareri parlamentari ed essere nuovamente approvato dal governo in via definitiva; e quindi le novità allo studio a Viale Trastevere non interesseranno, sicuramente, gli studenti che hanno appena iniziato il nuovo anno.

La proposta del Miur tende a “sburocratizzare” le prove finali, valorizzando (quanto possibile) l’autonomia scolastica, considerando che, ormai, la programmazione didattica è assegnata alle singole scuole e da anni non vi sono programmi nazionali, ma solo indicazioni.

Per quanto riguarda la Maturità, le prove nazionali rimangono due: lo scritto d’italiano, e la seconda prova di indirizzo. Non ci sarà più il “quizzone”, l’attuale terza prova elaborata direttamente dalle commissioni. Anche il colloquio orale subirà ritocchi: si partirà da un testo o un documento scelto tra le proposte elaborate dalla commissione e ci sarà pure l’esposizione delle attività svolte dal ragazzo durante il percorso in alternanza.

L’esito dell’esame di Stato resterà espresso in centesimi, ma con pesi diversi: il credito scolastico relativo al percorso di studio salirà dagli attuali 25 punti massimi a 40 (comprendendo quindi l’alternanza a cui viene riconosciuta una funzione educativa centrale); gli altri 40 punti arriveranno dagli scritti (fino a 20 punti per ciascuna prova) e i restanti 20 punti saranno assegnati dal colloquio.

Ancora da sciogliere è invece il nodo commissioni. Le ipotesi allo studio sono due: commissari interni con un presidente esterno; o mantenere l’assetto attuale con tre commissari interni e tre esterni, ma introducendo un presidente unico per tutte le commissioni operanti nella stessa scuola.

Decisamente più incisive sono le modifiche proposte per il primo ciclo. Intanto, si punta ad abolire la bocciatura nella scuola primaria e a circoscriverla “in casi eccezionali” nelle secondaria di primo grado, limitatamente alle situazioni per le quali non si riescono proprio a colmare le lacune disciplinari, anche con interventi ad hoc operati dall’istituto. I giudizi negativi dovranno comunque essere comunicati in modo trasparente a studenti e famiglie. La prova Invalsi uscirà dall’esame di terza media: si anticiperà, comprensiva di una prova standardizzata di inglese al termine sia della scuola primaria che delle medie, e la partecipazione alle rilevazioni diventerà requisito d’ammissione all’esame finale (sarà pure introdotto l’obbligo per gli insegnanti di somministrare le prove Invalsi). L’esito degli esami sarà espresso in lettere; e il presidente delle commissione sarà il preside della stessa scuola.


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