Famiglie e studenti

Inizia un nuovo anno: attenzione a non far prevalere la resistenza sull’innovazione

di Claudio Tucci

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Entro il 15 settembre suonerà in tutt’Italia la prima campanella: partirà il nuovo anno scolastico che, nei fatti, rappresenta, con luci e ombre, il passaggio cruciale per la riforma Renzi-Giannini, ormai in vigore da un anno.

Le novità per gli studenti
Che cosa troveranno i ragazzi in classe? Dopo un avvio poco più che sperimentale entra a regime il curriculo flessibile, con la possibilità per gli studenti delle superiori di poter “adattare” le materie di studio da rafforzare. L’alternanza scuola-lavoro sbarcherà, come obbligo, anche in quarta superiore: lo scorso anno si è partiti dai ragazzi di terza e su una platea di poco più di mezzo milione di alunni, molto pochi sono entrati in un’azienda a causa dei diversi ostacoli burocratici ancora presenti. Alle medie ed elementari ci sarà un rafforzamento delle lingue, e in tutti gli ordini di scuola con l’organico potenziato l’offerta formativa “aggiuntiva” rivolta agli alunni dovrebbe poter offrire nuovi corsi e opportunità.

I nodi critici
Insomma, tutto bene? In effetti, no. Il punto principale è che anche quest’anno gli studenti assisteranno al solito valzer di professori, o meglio di supplenti. Come è possibile che ciò accada con oltre 86mila stabilizzazioni ed altre 32mila immissioni in ruolo da completare per metà settembre? Il perchè è presto detto: il concorsone è in ritardo in quasi tutt’Italia e in questi giorni si sta assistendo a un’operazione di mobilità mai vista, con oltre 200mila prof interessati dai trasferimenti. Un via vai molto complesso da gestire e che lascerà migliaia di cattedre vuote e da coprire con supplenti “fino all’avente diritto”. Lo scorso anno le supplenze sono state oltre 100mila, quest’anno saranno un pò meno. Ma non tantissimo di meno.

Il merito “a singhiozzo”
L’altra faccia della medaglia è che per i docenti e i presidi è scattata la meritocrazia con un processo di valutazione: le resistenze, soprattutto, del corpo docente sono state tantissime, e i 200 milioni di fondi premiali ancora non sono stati assegnati ai migliori professori individuati dal preside. Anche questi ultimi saranno valutati, ma intanto hanno un’urgenza più forte: le reggenze, che interesseranno circa un istituto su sei/sette.

Risorse
Su tutto questo, nel mondo della scuola, pesa poi il fatto che prof e presidi hanno lo stipendio fermo al 2009, come tutto il pubblico impiego; e l’ala più sindacalizzata di loro è fortemente contraria alla legge 107, sulla quale, peraltro, pendono diversi quesiti referendari abrogativi. La sensazione è che l’intero settore sia in grande sofferenza, come probabilmente mai accaduto in questi anni; e che l’aggravarsi degli adempimenti burocratici a carico delle scuole (a proposito, il personale Ata, cioè i bidelli e gli assistenti amministrativi sono sotto organico da tempo) e la scarsa incisione delle direttive ministeriali stia aumentando i disagi. Il punto è anche questo: il ministero di Viale Trastevere sta facendo fatica a governare un processo di profondo cambiamento della scuola italiana, e questo è un peccato perchè ancora una volta si rischia di far vincere la resistenza all’innovazione.


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