Famiglie e studenti

Servizi scolastici, Italia ancora a macchia di leopardo: il top a Verona e Firenze, ultime Bari e Padova

di Francesca Malandrucco

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Su scuolabus, mense e dopo-scuola, servizi complementari all’istruzione, i comuni non si comportano tutti allo stesso modo. C’è chi investe di più, come fa Verona, che ha messo in bilancio quasi 100 euro pro capite, e chi decide di risparmiare anche sui servizi che diventano indispensabili per le famiglie, arrivando ad investire appena 14,46 euro per abitante.

La fotografia
I dati sulla spesa media pro capite sui servizi complementari alla scuola, ma non per questo meno importanti, sono stati elaborati da Openpolis, l’associazione che promuove la trasparenza e l’accesso alle informazioni pubbliche. Analizzando i bilanci consuntivi delle maggiori città italiane nel 2014, ultimo anno di cui sono disponibili i dati, a partire dalla voce «Assistenza, trasporto e mense», Openpolis ha stilato una classifica delle spese pro capite sostenute per questo tipo di servizi dalle amministrazioni delle maggiori città italiane.
Ne esce un quadro di un’Italia divisa, con punte d'eccellenza equamente ripartite sia a nord che a sud. Anche per quanto riguarda le città che investono cifre più modeste nei servizi dallo scuolabus alle mense, dal dopo-scuola ai centri estivi, non c’è una differenza netta tra il settentrione e il meridione.

La situazione nei territori
Spetta ai comuni, infatti, decidere in sede di approvazione del bilancio non solo le tariffe da applicare per questi servizi che le famiglie, divise in scaglioni in base al reddito Isee, sono chiamate a versare a titolo di quota contributiva, ma anche la quota stessa del welfare comunale che l’amministrazione destina per la copertura delle spese. Così dopo Verona, che nel 2014 è risultata la città che ha investito maggiori risorse nei servizi complementari all’istruzione, segue Firenze con 86,58 euro pro capite e Catania, prima tra le città del sud, che ha investito 83,67 euro per abitante. Milano e Roma, le due maggiori città italiane, occupano rispettivamente il quarto e il quinto posto nella classifica, con una spesa pro capite di 76,46 euro la prima e di 60,27 euro la seconda. Gli altri cinque capoluoghi delle regioni del nord Italia, dal Friuli Venezia Giulia alla Liguria, dall’Emilia Romagna al Piemonte, si trovano tutti in una posizione intermedia con una spesa per questi servizi compresa tra i 50 e i 60 euro annui pro capite. In particolare Trieste è sesta con una spesa per abitante di 59,55 euro, seguita da Genova con 53,61 euro, Bologna con 52,76 euro e Torino con 52,10 euro.
Ultime in classifica sono Napoli, al decimo posto con 42,79 euro per abitante, Venezia con 38,24 euro, Palermo con 36,52 euro, Bari con 29,18 euro e infine Padova con uno stanziamento di appena 14,46 euro.


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