Famiglie e studenti

Torino, in classe con «colazione a sacco» solo i figli delle famiglie che hanno fatto causa nel 2014

di Francesca Malandrucco

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A Torino, in classe con il panino a partire da settembre, ma non per tutti. Le scuole del capoluogo piemontese potranno accettare la richiesta solo dalle famiglie che hanno fatto causa nel 2014. A meno di un mese dalla sentenza 1049/2016 della Corte d’Appello di Torino, che aveva riconosciuto il diritto ad un gruppo di genitori di scegliere per i figli, iscritti ad una scuola primaria torinese, tra la mensa e il pranzo al sacco, il direttore dell’Ufficio scolastico del Piemonte, Fabrizio Manca, interviene per far chiarezza. Lo fa con una circolare inviata a tutti i dirigenti scolastici, in cui riporta il parere dell’Avvocatura distrettuale dello Stato di Torino, invitata ad esprimersi nel merito della sentenza.

L’Avvocatura
Per gli avvocati dello Stato il diritto a scegliere il pranzo al sacco potrà essere esercitato solo da coloro «i cui figli risultino tuttora frequentare gli istituti scolastici presso i quali erano iscritti all’atto della proposizione della domanda giudiziale (anno scolastico 2014/2015)». Non solo. «Appare dubbio – scrivono ancora gli avvocati - che la legittimazione ad avvalersi della citata pronuncia permanga in capo a soggetti i cui figli abbiano nel frattempo terminato il ciclo di studi presso tali istituti, ovvero risultino comunque essersi trasferiti altrove».
Alla luce di quanto chiarito dall’organo preposto alla difesa erariale delle amministrazioni dello Stato, per Fabrizio Manca «le eventuali istanze, tendenti ad ottenere l’applicazione del decisum in favore di soggetti che non siano stati parti del giudizio di cui trattasi, devono considerarsi destituite di fondamento».

Ricorso in arrivo
L’Avvocatura dello Stato, inoltre, ha annunciato che farà ricorso in Cassazione contro la sentenza della Corte d’Appello. Nel frattempo, però, la scuola interessata dovrà attrezzarsi per ospitare fin dall’inizio del prossimo anno scolastico i cestini pranzo portati da casa. A questo proposito il direttore dell’Usr piemontese interviene, allegando alla circolare sia un documento del Miur che riassume le linee guida per l’educazione alimentare nella scuola italiana, sia un parere espresso dal responsabile del servizio Igiene alimentare e nutrizionale dell’Asl di Torino su richiesta di una scuola della città piemontese.

Responsabilità della scuola
In particolar modo, nel documento redatto dalla Asl, si sottolinea che l’istituzione scolastica diventa responsabile del cibo portato da casa appena il “cestino del pranzo” varca la porta della classe. E per questo la scuola stessa dovrebbe mettere a disposizione «frigoriferi e scaldavivande, che debbono essere mantenuti in buone condizioni di pulizia e manutenzione». Tuttavia il compito delle istituzioni scolastiche non si ferma qui. Sempre nel parere della Asl si fa esplicito riferimento alle «garanzie igieniche e comportamentali» cui la scuola si deve fare carico. Insomma da settembre, in attesa del giudizio finale della Corte Suprema, la scuola in questione dovrà adottare tutte le misure organizzative necessarie per garantire ai bambini interessati il diritto di consumare il pranzo portato da casa.


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