Personale della scuola

Rebus precari, dopo la sentenza della Corte costituzionale restano nodi da sciogliere sui contenziosi

di Nicola Da Settimo

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Non è ancora chiaro se la sentenza 187/16 della Corte costituzionale abbia posto la parola fine alla lunga “querelle” tra i docenti precari e lo Stato italiano, concretizzatasi in migliaia di ricorsi ai giudici del lavoro e moltissime condanne al risarcimento del danno.
E’ evidente che l’intenzione del giudice delle leggi è stata quella di chiudere in qualche modo la falla principale, quella che riguarda i docenti, dichiarando che la legge 107/15 della “buona scuola” ha sanato definitivamente la situazione, in particolare mediante il piano straordinario di assunzioni, considerato di per sé una misura riparatoria della avvenuta violazione della normativa comunitaria.

Le misure
Altre misure considerate di natura riparatoria dell’illecito comunitario (determinandone la cancellazione) sono, secondo la sentenza 187/2016 anche la previsione del tetto massimo di 36 mesi per la durata dei contratti a tempo determinato (articolo 1, comma 131), con la previsione di un fondo per il pagamento degli eventuali risarcimenti dovuti (comma 132); la conferma della previgente disciplina di una cadenza triennale dei concorsi pubblici per l’accesso ai ruoli del personale (comma 113); la conferma che l’accesso ai ruoli ha luogo anche attingendo alle graduatorie ad esaurimento, fino al totale scorrimento delle stesse (comma 109, lettera c).

I destinatari
Si pone quindi il dubbio su chi sia destinatario di tali misure riparatorie e chi, invece, possa ancora legittimamente aspirare ad un risarcimento del danno da illegittima reiterazione dei contratti a termine (oltre, ovviamente, al personale Ata, espressamente citato dalla sentenza).
I casi ipotizzabili, per quanto riguarda i docenti, sembrano due: docenti non inseriti in Gae ma inseriti in graduatorie di istituto e docenti inseriti in Gae ma non assunti.
Non dovrebbe destare problemi interpretativi il caso di coloro che non sono inseriti in graduatoria ad esaurimento e che, purtuttavia, hanno comunque superato ampiamente il termine dei tre contratti annuali: per tali docenti, infatti, non vale in alcun modo quanto affermato dalla Consulta, cioè che «si è scelta la strada della loro stabilizzazione con il piano straordinario destinato alla copertura di tutti i posti comuni e di sostegno dell’organico di diritto».
Quindi, per le situazioni pregresse, la misura riparatoria del piano straordinario non sembra applicabile ai precari inseriti solo in graduatoria di istituto, i quali dovrebbero continuare ad avere diritto al risarcimento del danno.

Nodi da sciogliere
Ma forti dubbi sorgono anche per i docenti precari inseriti in Gae, ma non assunti in seguito al piano straordinario. Tale piano e le altre misure della legge 107 si possono considerare misura riparatoria adeguata, anche per coloro che sono rimasti precari? La Corte sembra rispondere positivamente, laddove afferma che il piano «è volto a garantire all’intera massa di docenti precari la possibilità di fruire di un accesso privilegiato al pubblico impiego fino al totale scorrimento delle graduatorie ad esaurimento, secondo quanto previsto dal comma 109 dell’articolo 1 della legge 107/2015, permettendo loro di ottenere la stabilizzazione grazie o a meri automatismi (le graduatorie) ovvero a selezioni blande (concorsi riservati). In tal modo vengono attribuite serie e indiscutibili chances di immissione in ruolo a tutto il personale interessato, secondo una delle alternative espressamente prese in considerazione dalla Corte di giustizia».
Tuttavia, è chiaro che i soggetti rimasti in graduatoria e non assunti nel 2015 dovranno essere effettivamente assorbiti in tempi rapidi, altrimenti si tornerebbe nella stessa situazione che ha determinato la condanna dell’Italia nella sentenza Mascolo della Corte Ue, la quale – come si ricorderà - aveva appunto escluso che una sanzione effettiva e dissuasiva possa essere individuata nel fatto che un lavoratore che abbia effettuato supplenze possa ottenere un contratto a tempo indeterminato con l’immissione in ruolo per effetto dell’avanzamento in graduatoria, poiché trattasi di possibilità del tutto aleatoria.


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