Personale della scuola

Precari con 36 mesi: la «buona scuola» ha sanato le supplenze reiterate

di Claudio Tucci

La reiterazione dei contratti a termine ai precari della scuola oltre i 36 mesi è incostituzionale. Dopo un “approfondimento tecnico” di quasi due mesi è arrivata ieri in tarda serata la pronuncia della Corte costituzionale sulla normativa, l’articolo 4, commi 1 e 11 della legge 124 del 1999, che disciplina le supplenze del personale docente e di quello amministrativo, tecnico e ausiliario (gli Ata). Secondo la Consulta queste norme sono illegittime nella parte in cui autorizzano, «in violazione della normativa comunitaria, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili», senza cioè che ragioni obiettive lo giustifichino.
Tuttavia, prosegue la Corte di legittimità, la declaratoria di incostituzionalità «è stata limitata» poiché l’illecito comunitario (la censura all’Italia per abuso dei rapporti a termini) è stato cancellato, a seguito della decisione della Corte di giustizia dell’Unione europea (la sentenza Mascolo del 2014).

La risposta che il nostro Paese ha dato ai rilievi mossi da Bruxelles è contenuta nella legge 107: è stato portato a termine un piano straordinario di immissioni in ruolo del personale precario, e subito dopo è partito un nuovo concorso, prevedendo selezioni con cadenza regolare (ogni tre anni). Presso il Miur, poi, è stato costituito un fondo per risarcire i precari con oltre 36 mesi di contratti a termine alle spalle che nel frattempo hanno fatto causa; e si è fissato il divieto dal 1° settembre di quest'anno di sottoscrivere contratti temporanei oltre i 36 mesi, anche non continuativi.
Queste misure sono ora avallate dalla Corte, che ricorda come, per i docenti, la «Buona Scuola» preveda «la misura riparatoria del piano straordinario di assunzioni» (la Consulta non fa però riferimento anche a eventuali risarcimenti – bisognerà capire la sorte dei contenziosi in corso). Per quanto riguarda invece gli Ata, sempre la legge 107, in mancanza di analoga procedura di assunzione, conclude la Consulta, prevede come misura riparatoria il risarcimento del danno.


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