Famiglie e studenti

«Innovazione sempre al primo posto. E renderemo più agevole il lavoro dei docenti»

di Claudio Tucci

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Presidente Ajello, abbiamo sentito i risultati: il boicottaggio è stato nullo, ma il cheating…?
Direi che le prove hanno ripreso il cammino abituale dopo gli strattoni, per così dire, del boicottaggio dell’anno scorso: l’adesione è stata pressocché totale; c’è tuttavia un elemento nuovo, l’ incremento del fenomeno del cheating - l’aiutino dato agli alunni da parte del docente o da parte di altri alunni – nelle zone del Paese in cui è più solitamente presente, a mio giudizio anche in conseguenza della decisione di pubblicare i risultati delle prove nel Rapporto di autovalutazione (Rav) della scuola. E’ un aspetto che va considerato con attenzione, perché mina la relazione di fiducia, istaurata mediante la compilazione del Rav da parte delle scuole. Nel richiedere l’autovalutazione infatti, l’amministrazione centrale mostra di fidarsi delle scuole e devo dire che la fiducia è ben riposta, visto che dai primi dati di analisi dei Rav risulta che le scuole non si sopravvalutano, anzi usano la gamma dei punteggi in modo articolato. E allora c’è da chiedersi: perché alcuni docenti “barano”? La risposta che mi sto dando è che questo comportamento sia dovuto al mancato adeguamento della didattica da parte di questi docenti all’obiettivo di fornire agli studenti che le prove Invalsi vogliono verificare. Questo dovrebbe essere uno sprone per quegli insegnanti, per i quali l’aggiornamento risulta evidentemente più impegnativo. In taluni casi quindi si sceglie la via breve dell’imbroglio, senza pensare alle conseguenze anche etiche che simili comportamenti possono avere sugli alunni.

E come può essere contrastato?
Innovando: è in via di sperimentazione la somministrazione delle prove al computer che renderà più agevole lo svolgimento e libererà i docenti dal gravoso compito di digitare i risultati degli studenti. Si ridurrà così anche il fenomeno del cheating perché la sequenza dei quesiti sarà diversa per ogni studente e la correzione sarà automatica

Sono tutte qui le novità per il prossimo futuro?
Ve ne sono altre che produrranno mutamenti importanti negli anni a venire. Stiamo avviando un progetto di ricerca con alcuni paesi europei e dell’America Latina per studiare una particolare competenza, quella dell’imparare a imparare. Obiettivo di questo studio è quello di indagare, oltre alle caratteristiche cognitive, già note in letteratura, anche quelle di tipo culturale che la influenzano fino a connotarla.
Proprio la possibilità di includere in uno studio comparativo diverse equipe di ricerca coordinate dall’Invalsi, dovrebbe consentire di fornire un quadro più articolato di questa competenza, includendo aspetti tratti dall’apprendimento formale che avviene a scuola con quelli tratti dalle esperienze esterne.
Un altro progetto altrettanto interessante è quello relativo all’attività di accompagnamento, per così dire, della valutazione dei dirigenti. Condurremo infatti, un’attività di formazione dei Nuclei che svolgeranno in ciascuna regione l’attività istruttoria per la valutazione dei dirigenti scolastici e ne monitoreremo il primo anno di implementazione. E’ anche questo un progetto impegnativo, con una prevalente funzione di servizio da parte dell’Invalsi, ma ci sentiamo molto coinvolti nella riuscita delle azioni che riguardano la valutazione, pur non entrando direttamente nella valutazione delle prestazioni professionali del personale della scuola.

Sembrano progetti piuttosto impegnativi e persino ambiziosi…
Si effettivamente lo sono, e potrei aggiungere che nel futuro dell’Invalsi vedrei bene una funzione importante come ente di valutazione che padroneggia modalità tecniche specialistiche in fatto di valutazione, concepite, come sappiamo, nel mondo anglosassone, con una capacità di dialogare produttivamente ed efficacemente con Paesi di cultura latina per prove che sappiano rispondere anche a specifiche caratteristiche culturali. In tal senso il Rapporto di autovalutazione , che è stato realizzato dall’Invalsi, potrebbe divenire per la valutazione delle scuole qualcosa di simile a quello che le prove Ocse-Pisa sono per la valutazione delle competenze dei quindicenni. Ciò consentirebbe a ciascuna scuola di riflettere sulle proprie attività. Sono convinta che promuovendo la necessaria riflessività si stimolino cambiamenti positivi facendo assumere alla valutazione delle scuole la funzione di strumento più adatto per indurre il miglioramento.
Un’ ultima considerazione devo tuttavia farla sul personale dell’Invalsi che è coinvolto in sempre più numerose e importanti attività, ma resta immutato nel numero e nella condizione. Su 92 dipendenti, due terzi è a tempo determinato: questo rapporto è un’obiettiva complicazione che spero possa a breve essere modificato consentendoci di effettuare i concorsi previsti in modo da mantenere il clima necessario a progettare con un adeguato respiro temporale le nuove attività dell’istituto.


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