Famiglie e studenti

Con il «Foia» le famiglie avranno meno vincoli per ottenere i documenti scolastici

di Laura Virli

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Il «Freedom of Information Acts» (Foia), a livello internazionale, è l’insieme di norme che regola il diritto di accesso all’informazione. In base a queste disposizioni i cittadini hanno diritto a chiedere ogni tipo di informazione prodotta e posseduta dalle amministrazioni che non contrasti con la sicurezza nazionale o la privacy. La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha riconosciuto «l’accesso alle informazioni detenute dai governi» come diritto e oggi almeno novanta paesi democratici si sono dotati di un Foia.

La situazione in Italia
L’Italia ha avuto difficoltà a emanare uno strumento comparabile a un Foia. Il Dlgs 33 del 2013 ha apportato delle modifiche alla legge 241 del 1990, considerata tra le più restrittive d’Europa, ma non ha ridotto i limiti entro i quali un cittadino può chiedere informazioni alla pubblica amministrazione e non ha previsto sanzioni per le amministrazioni non trasparenti. Il Dlgs. 117, approvato il 16 maggio dal consiglio dei Ministri, rappresenta il primo tentativo in Italia di dotarsi di Foia. Trattasi di grande passo avanti rispetto al concetto di “trasparenza dell’azione amministrativa” che stravolge nella sostanza il concetto di “interesse” del privato cittadino ad acquisire dati e documenti dagli enti pubblici. Sono eliminate le restrizioni previste dalla legge 241/1990. Il diritto di accesso sarà previsto per chiunque, senza obbligo di motivazione; sarà necessario dimostrare un interesse superiore alla conoscenza delle informazioni. Per il cittadino sembrerebbe prospettarsi, quindi, un accesso a 360° gradi, salvo intervengano specifiche necessità di riservatezza dello Stato (per esigenze di sicurezza pubblica o interessi pubblici inerenti la politica e la stabilità economica e finanziaria dello Stato) o di privati (dati personali o interessi economici e commerciali).

Le regole per l’accesso ai documenti
L’accesso ai documenti informatici sarà gratuito, non saranno dovuti nemmeno i costi di riproduzione. Nel caso di atti e documenti analogici, può essere richiesto solo il costo effettivo di riproduzione e di eventuale spedizione. Viene eliminato il “silenzio-diniego”, che sollevava le amministrazioni dall’obbligo di motivare il rifiuto all’accesso. È stato previsto un indennizzo di 30 euro per ogni giorno di ritardo consecutivo al trentesimo. Si prevedono sanzioni in caso di accesso illegittimamente negato. I tempi stragiudiziali per i casi di mancata o negativa risposta saranno veloci in quanto seguiranno la procedura semplificata. Nel caso di ritardo o rifiuto da parte della P.A. all’istanza di accesso può essere repentinamente informata l’Autorità anticorruzione (Anac) con la possibilità di proporre ricorso al giudice amministrativo (Tar) entro 30 giorni dietro un contributo unificato di 300 euro.

L’impatto nelle scuole
Cosa cambierà nelle scuole? Se è vero che il diritto di accesso è importante per contrastare corruzione e criminalità organizzata, e alle base della libertà di espressione e il presupposto per una piena partecipazione come cittadini alla vita democratica, tali norme applicate nelle scuole potrebbero mandare in tilt il lavoro delle segreterie, già ridotte nel numero di addetti e oberate della mole di procedure derivanti dal decentramento amministrativo del Miur alle scuole. I vari Regolamenti deliberati dai Consigli di Istituto per l’accesso agli atti da parte delle famiglie o di altri interessati perdono significato e dovranno essere totalmente rivisti. Se un’informazione sarà oggetto di almeno tre distinte richieste di accesso, la scuola dovrà pubblicare l’informazione nella sezione “Amministrazione Trasparente”. Non ci saranno motivi ostativi a consegnare ai genitori documenti di qualunque genere e, prima di essere consegnati o posti in visione, dovranno essere cancellati i dati personali e sensibili.
Sono previste linee guida Anac che orienteranno le amministrazioni in un’omogenea e rigorosa applicazione delle nuove norme. Siamo fiduciosi che, anche grazie a queste linee operative, nei prossimi sei mesi (e cioè prima della piena operatività della norma), queste situazioni potranno essere affrontate e risolte.


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