ITS e imprese

Il governo scommette sugli Its, allo studio un incentivo per le aziende che investono in formazione (e poi assumono)

di Claudio Tucci

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In Germania gli iscritti alle «Fachhochschulen», il canale non universitario di formazione terziaria professionalizzante, sono quasi 900mila; in Francia esistono gli «Institutes universitaires de Technologie» («Iut»), che offrono formazione tecnica superiore con docenti provenienti dal mondo del lavoro; e anche in Svizzera, le «Sup» (le Scuole universitarie professionali) propongono, da tempo, un insegnamento “pratico” e vicino al mondo produttivo.

Gli Its
E in Italia? Da sei anni sono operativi gli Its, le super scuole di tecnologia post diploma alternative agli atenei e partecipate dalle imprese: i numeri sono ancora di nicchia, circa 6mila studenti frequentanti in tutt’Italia, ma le potenzialità sono enormi (l’81,1% dei diplomati ha un’occupazione, e nel 90% dei casi coerente con il titolo conseguito). La sfida ora è il salto in avanti decisivo: anche perchè, nel prossimo decennio, secondo le previsioni del Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale, in Italia serviranno almeno due milioni di profili tecnici, vale a dire il 17% dei futuri posti di lavoro.

Allo studio nuovi incentivi
Il faro è stato acceso ieri al ministero dell’Istruzione: «La filiera Its va rafforzata, ed è importante tenerla distinta dall’offerta accademica - ha detto il consigliere economico di palazzo Chigi, Marco Leonardi -. E bisogna considerare gli sforzi delle aziende, per esempio riconoscendo un incentivo a quelle imprese che investono in formazione, e poi assumono la risorsa». Certo, anche Miur e Regioni dovranno fare la propria parte, con maggiore attività di orientamento verso gli Its (per farli conoscere alle famiglie) e garantendo un livello adeguato di finanziamenti pubblici (ogni anno vengono stanziati 18-20 milioni).

Il ruolo delle imprese
«È fondamentale poi riconoscere il ruolo delle aziende, anche in filiera, e costruire un’offerta formativa tarata sulle necessità che emergono da categorie e territori», ha spiegato il neo vice presidente di Confindustria per il Capitale umano, Giovanni Brugnoli. In quest’ottica «le Camere di commercio possono dare un contributo», ha aggiunto Giuseppe Tripoli, segretario generale di Unioncamere. «Il governo farà la sua parte; crediamo negli Its e vogliamo rilanciarli», ha replicato il sottosegretario, Gabriele Toccafondi.

I vantaggi
Del resto, sono tanti i punti di forza: il contatto con le imprese a 21 anni (un laureato magistrale deve aspettare i 27-28); e quasi il 60% dei prof provengono da imprese e professioni. Restano però ancora delle criticità da superare. A partire dalla governance, che va snellita. Poi vanno potenziati i laboratori e premiati solo gli Its collegati con il lavoro (arrivando a chiudere quelli slegati dal mondo produttivo).


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