Famiglie e studenti

Iniziativa di un liceo del Sud: così le competenze sono apprese sul campo

di Patrizio Piccioni

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In un liceo del Sud , grazie a finanziamenti regionali, si è potuto attivare un progetto dedicato a studenti diversamente abili. Sono coinvolti allievi con profili di disagio diversissimi tra loro, e i docenti coordinatori (uno del sostegno e uno di lettere) decidono di coinvolgere anche altri allievi in funzione di tutor. Il liceo vede la psicologia e la pedagogia come discipline di indirizzo, e… quale miglior modo di sviluppare tali competenze che quello di mettere i ragazzi a contatto (seppur mediato dai docenti) con i portatori di disagio?
Ovviamente l’adesione sarà volontaria. Nel girare per le classi illustrando l’attività, i prof si accorgono che chi si iscrive, anche se spesso segue gli studi con diligenza, altrettanto spesso fa parte di categorie che a loro volta hanno bisogno di integrazione e di solidarietà: studenti di provenienza straniera, dislessici, portatori di disagi temporanei. Come a dire: chi soffre è disposto ad aiutare, perché meglio in grado di comprendere chi soffre.

Il progetto
Ne risulta un gruppo eterogeneo anche per altri parametri: sono coinvolte tutte le età liceali, e i diversi indirizzi.
I pomeriggi in palestra (luogo prescelto per le prove dell’ evento ludico/teatrale che si rappresenterà a fine anno scolastico) trascorrono lieti: soprattutto gli allievi imparano a dosare le emozioni e a trasmettere empatia e tranquillità ai loro amici con problemi (ma anche a se stessi). Diventano, come dire, più grandi, rendendosi conto che ogni loro gesto ha una ripercussione nell’umore, spesso instabile, dei disabili.
Si mette in “scena” una serie di parodie di personaggi televisivi , alternate a canzoni del repertorio cantautoriale. Il primo argomento è finalizzato a “castigare ridendo mores”, e a sviluppare nei ragazzi il senso critico nei confronti di tanta “spazzatura” televisiva. Le canzoni, cantante in coro e dirette da Maria, ragazza scelta tra gli studenti più competenti in musica, permettono di avvicinarsi a quella letteratura pur considerata “minore” che sono i testi di De André o Battisti, che però assume tanta importanza nel fornire ai giovani di tutte le età spunti di riflessione.
Ecco il gran giorno. Si è deciso, grazie all’ interessamento di un genitore, di svolgere la rappresentazione in un importante sito archeologico vicino alla sede del liceo. E’ un castello nel quale si possono ammirare stili architettonici di diversi secoli, immerso in un tripudio primaverile di colline silenziose.

Come dovrebbe essere la “buona scuola”
Oltre all’evento teatrale, inscenato dentro ad un antico frantoio, con tanto di macine e utensili ancora funzionanti, la giornata prevede anche un pranzo sociale e un trekking che condurrà il gruppo ad un luogo nascosto (meno male) ai flussi turistici più ingenti: le cascate di un torrente della zona.
E’ lì che Claudia e Eva, due studentesse tra le più grandi, che hanno ricoperto anche il ruolo di “truccatrici” degli attori, svolgono qualche riflessione con i prof: «La scuola dovrebbe essere così: non è solo per la bella giornata. Con questi ragazzi abbiamo messo in pratica tante lezioni su tolleranza, solidarietà, diversità, empatia. Altrimenti quelli fatti in classe sarebbero solo “filmoni” (parola in “slang” giovanile che sta a significare «sogni ad occhi aperti, discorsi astratti etc.»).
A questa frase, uno dei prof coglie il senso dell’iniziativa: eccole, le competenze, eccola, l’alternanza scuola-lavoro: eccola “la buona scuola”!!!!


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