Famiglie e studenti

Rivoluzione digitale, dagli Stati generali la sfida per accelerare l’integrazione con la didattica

di Pierangelo Soldavini


La scuola si trova ad affrontare la prima generazione che ha imparato il digitale prima ancora di saper scrivere, che ha più dimestichezza con lo schermo touch che con la carta. I veri nativi digitali, insomma. Per il sistema scolastico non si tratta quindi di decidere se introdurlo nella didattica o meno, ma più che altro di imparare a gestire una vera e propria rivoluzione nella modalità di apprendimento e di organizzazione della conoscenza da parte dei ragazzi.

Gli Stati generali
Per questo più di mille tra docenti, dirigenti scolastici e genitori, per oltre un terzo provenienti da fuori Lombardia, hanno animato gli Stati generali della scuola digitale che si sono svolti ieri a Bergamo. Dagli effetti del digitale sull’apprendimento all’organizzazione dei nuovi ambienti scolastici, dai bisogni educativi speciali alla trasformazione dei contenuti didattici, dall’esperienza degli animatori digitali alle sperimentazioni scientifiche, una decina di tavoli tematici ha fatto il punto dell’evoluzione a un anno dal lancio del Piano nazionale scuola digitale. Il quale ha messo sul piatto «investimenti complessivi che stimiamo in un miliardo di euro, sia per la formazione che per l’utilizzo del digitale come strumento trasversale», ha affermato Davide Faraone, sottosegretario del ministero all’Istruzione: «Abbiamo investito nella formazione e nella valorizzazione degli animatori digitali così come nella banda larga: con gli ultimi bandi altre seimila scuole avranno la connessione veloce ed entro fine anno tutte le scuole saranno dotate di banda larga».
E ora si aggiungono 350 milioni di euro messi a disposizione per il bando delle scuole innovative, un concorso di idee per la realizzazione di 52 nuove scuole «all’avanguardia, sostenibili, a misura di studente», perché, come ha sottolineato Laura Galimberti, coordinatrice della missione di Palazzo Chigi per la riqualificazione dell’edilizia scolastica, anche la forma degli ambienti scolastici sta cambiando all’intersezione tra rete e spazio fisico

«Affiancare i docenti»
«La scuola non deve subire le tecnologie - ha aggiunto Donatella Solda, membro della segreteria tecnica del ministro dell’Istruzione -: per questo abbiamo scelto di accompagnare i docenti nell’avvicinamento al digitale, a partire dal coding e dal pensiero computazionale, cui si affiancheranno nei prossimi mesi un’altra decina di iniziative».
La tecnologia non è in effetti un fine, ma «uno strumento che è utile solo se si adatta alla didattica», ha spiegato Giuseppe Riva, docente di Psicologia della comunicazione all’università Cattolica di Milano. Proprio per aiutare i docenti a destreggiarsi tra i nuovi strumenti messi a disposizione dalla tecnologia è disponibile da oggi gratuitamente per tutti i docenti il Curriculum mapping, ambiente web per la programmazione didattica per competenze messo a punto da ImparaDigitale in collaborazione con Fondazione Tim: si tratta di una piattaforma che integra le disposizioni legislative sulle competenze per agevolare una programmazione che sfrutti le potenzialità della tecnologia al servizio di una didattica centrata sullo studente come protagonista del proprio apprendimento.

Integrazione con la didattica
La giornata bergamasca ha d’altra parte evidenziato come la scuola debba sempre più integrare le nuove tecnologie nella didattica, ma non solo come potente strumento abilitante dell’apprendimento. «Da questo punto di vista non è del tutto evidente l’impatto positivo del digitale - ha commentato Marco Gui, ricercatore in sociologia dei media presso l’università di Milano Bicocca -: ha un grande effetto inclusivo e sulla costruzione delle competenze digitali, ma più urgente appare in questo momento la costruzione da parte della scuola della competenza per un uso consapevole dei media digitali da parte dei ragazzi».
I docenti sono chiamati anche a un’«educazione sentimentale», come la chiama Roberto Cavallaro, neuroscienziato dell’ospedale San Raffaele, «che sia più qualitativa che quantitativa all’utilizzo del digitale, a un sano uso della rete con uno sforzo collettivo per una dieta mediatica che possa rendere consapevoli i ragazzi in uno dei momenti più delicati, quello dell’adolescenza».


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