Personale della scuola

Diritto allo studio, sì al permesso retribuito se il corso è riconosciuto

di Franco Portelli

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La fruizione, da parte dei docenti, di permessi retribuiti per il diritto allo studio, nella misura massima di 150 ore all’anno , determina diversi dubbi nella concreta applicazione. Recentemente una scuola ha chiesto all’Ufficio scolastico regionale per la Toscana un parere in merito alla fruizione di questi permessi da parte di un docente che frequenta un corso presso un’università straniera. I permessi sono attribuiti per la frequenza di corsi finalizzati al conseguimento di titoli di studio in corsi universitari, post universitari, di scuole di istruzione primaria, secondaria e di qualificazione professionale, statali, pareggiate o legalmente riconosciute, o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio legali o attestati professionali riconosciuti dall’ordinamento pubblico.

Definizione dei criteri
Per il personale della scuola i criteri per la fruizione dei permessi sono definiti in sede di contrattazione integrativa regionale. Relativamente alla Regione Toscana l’articolo 2 del Ccir sottoscritto il 26/11/2012 prevede che i permessi retribuiti siano concessi per la frequenza di corsi che consentano il conseguimento di titoli di studio in corsi post-universitari previsti dagli statuti delle università e/o riconosciuti dal Miur nel quale sono previste istituzioni statali, pareggiate o legalmente riconosciute o comunque abilitate al rilascio di titoli di studio riconosciuti dall’ordinamento pubblico. Nel caso indicato nel quesito, si fa riferimento non ad un’università italiana, o che possa rilasciare un titolo avente valore legale nel nostro ordinamento, ma di una università europea.

I titoli
I titoli, infatti, secondo la risposta dell’Ufficio scolastico per la Toscana rilasciata al dirigente scolastico in questione, sottolinea che i titoli sono da considerarsi “ufficiali” se rilasciati da autorità del sistema educativo in conformità alla legislazione nazionale vigente in materia di istruzione. I titoli conseguiti in altri paesi sono oggetto di riconoscimento e equipollenza a quelli italiani mediante specifiche procedure, attivate su istanza dell’interessato successivamente al conseguimento del titolo stesso, e che necessitano di documenti relativi alla validità del titolo e dell’istituzione che lo ha rilasciato. Non appare pertanto - secondo quanto indicato nella nota - immediatamente riconducibile il titolo conseguibile dal docente in questione, ad un titolo previsto dall’ordinamento italiano.


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