Famiglie e studenti

Aumentano le scuole che utilizzano le prove Invalsi: solo il 6% degli istituti non scarica i dati

di Claudio Tucci

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C’è ancora uno zoccolo duro di istituti che continua a “snobbare” i dati Invalsi: a settembre 2015 il 6% delle scuole non ha scaricato gli esiti delle rilevazioni degli apprendimenti fatte a maggio. Un dato significativo; ma negli anni in continua diminuzione, ha spiegato il direttore dell’Invalsi, Paolo Mazzoli intervenendo ieri a Roma alla presentazione del progetto «Valutazione in progress», organizzato da una rete di scuole di Lazio, Toscana, Emilia Romagna, per illustrare i criteri per giudicare i docenti. Mazzoli ha evidenziato come l’anno precedente, settembre 2014, il “boicottaggio” dei dati da parte delle scuole era più elevato, si aggirava intorno al 20%.

Il progetto «Valutazione in progress»
L’Invalsi resta uno strumento fondamentale per “testare” le competenze degli alunni, e aiutare le scuole a migliorare. Anche quest’anno i test di maggio si sono svolti regolarmente (in oltre il 90% delle scuole). Quest’anno scatta anche la valutazione degli insegnanti, prevista dalla legge 107. E per questo un campione di istituti di tre regioni italiane, Lazio, Toscana, Emilia Romagna, hanno fatto da apripista predisponendo dei modelli di valorizzazione dei prof, secondo le specificità dei territori, realizzati con la partecipazione attiva degli stessi professori. Le rappresentanti del Lazio, per esempio, hanno dato più enfasi, nella loro proposta, a un percorso partecipato, partendo dall’autovalutazione dei docenti. In Emilia Romagna si guarda, invece, maggiormente agli esiti dell’attività didattica, in termini di miglioramento delle competenze e degli apprendimenti degli studenti (premiando i prof che ottengono i risultati migliori). In Toscana i criteri illustrati sono sia di tipo qualitativo che quantitativo.

«Valutazione in progress», hanno spiegato le dirigenti delle scuole capofila dell’iniziativa è stato messo in campo con la collaborazione dei relativi Usr, e vuole offrire «un concreto supporto ai comitati di valutazione in termini di oggettività, omogeneità e trasparenza». In base alla legge 107, infatti, toccherà ai comitati indicare i criteri per valutare i professori, e spetterà poi al preside assegnare il bonus. Allo scopo sono stati stanziati 200 milioni di euro l’anno, che però ancora non sono stati distribuiti agli istituti.


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