Famiglie e studenti

Via alle lauree professionalizzanti, si parte con i periti industriali

di Benedetta Merisi

S
2
4Contenuto esclusivo S24


Periti industriali solo con la laurea. Dal 2021, infatti, l’accesso all’albo di categoria sarà possibile solo dopo aver conseguito una laurea triennale tra quelle contenute nelle attuali norme sull’accesso alla professione (Dpr 328/01). Con una clausola di salvaguardia per i diplomati che, per i cinque anni successivi all’entrata in vigore della legge, potranno godere di una norma transitoria che gli consentirà comunque l’accesso all’albo, dopo diciotto mesi di praticantato.
Il principio è contenuto in un emendamento presentato dalla relatrice al decreto sulla scuola e sulla ricerca Francesca Puglisi (Pd) approvato ieri dall’Assemblea di Palazzo Madama, sui cui il Governo aveva posto la fiducia, e che martedì inizierà la discussione alla Camera per la conversione definitiva entro il 28 maggio.


Cosa prevede la norma
L’emendamento interviene in maniera diretta e, senza ulteriori deleghe, modifica la legge 17/90, che regolamenta gli esami di stato per l’esercizio alla professione di perito industriale e le relative condizioni di accesso, prevedendo che “il titolo di perito industriale spetti a coloro che siano in possesso della laurea” secondo le norme vigenti e cioè il Dpr 328/01, quel provvedimento cioè che dopo l’entrata in vigore del 3+2 ha modificato le regole per l’ammissione all’esame di Stato e le relative prove per l’esercizio di alcune professioni.
Quindi non più il diploma della scuola tecnica secondaria superiore, che resta, invece, ancora il titolo valido per la professione di geometra e di perito agrario, ma solo lauree triennali relative a tredici diverse classi di laurea. Quindi il futuro professionista tecnico potrà provenire dal disegno industriale (L-4), o da scienze dell’architettura (L-17), da scienze e tecnologiche chimiche, fisiche e geologiche (L-27, L-30, L-34) o da una delle lauree in ingegneria (civile e ambientale, dell’informazione e industriale, L-7,L-8,L-9), ma anche, tra le altre, da scienze e tecnologie agrarie e forestali, agroalimentari (L-25, L-26). E, dopo aver concluso un periodo di praticantato di sei mesi, e non più di diciotto come previsto per i diplomati, potrà iscriversi in una delle 26 specializzazioni attualmente esistenti all’intero dell’albo.


«Primo tassello»
«Questo primo tassello» ha dichiarato il presidente dei periti industriali Giampiero Giovannetti, «segna un passaggio importante per la categoria che da anni si batte per elevare il titolo di studio. La formazione tecnica di livello secondario, tradizionale nostro punto di riferimento,infatti, è andata sempre più depauperandosi, risultando oggi del tutto inadeguata e non in linea con le norme europee. Finalmente possiamo affermare che il Parlamento ha reso coerente il nostro ordine professionale al quadro europeo delle qualifiche che prevede per l’esercizio di una professione “il possesso di un titolo accademico, corrispondente al VI livello Eqf”. A partire da qui lavoreremo per costruire una laurea professionalizzante a misura di professione».


© RIPRODUZIONE RISERVATA