Famiglie e studenti

Save The Children: «Ancora niente scuola per 58 milioni di bambini nel mondo»

di Alessia Tripodi

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Ancora oggi nascere e crescere nella parte «sbagliata» del mondo significa non avere diritto a educazione e cure sanitarie. Ben 58 milioni di bambini nel mondo, infatti, non vanno ancora a scuola, quasi 6 milioni muoiono ogni anno per malattie facilmente curabili e prevenibili prima di aver compiuto 5 anni. Un bambino rifugiato su due non frequenta la scuola primaria e uno su 10 vive in un paese colpito da un conflitto.
Disparità che, però, non risparmiano i paesi economicamente più evoluti: in Italia la povertà economica significa spesso anche povertà educativa. È l’inquietante fotografia scattata da Save The Children nel rapporto «Every last child. The children the world decided to forget » pubblicato ieri, con il quale l’organizzazione internazionale per la tutela dei minori lancia la nuova campagna globale per garantire pari opportunità di accesso a sanità, istruzione e nutrizione a prescindere dallo status e dal luogo di nascita.

Progresso, ma non per tutti
«Non possiamo continuare a tollerare che siano condizioni arbitrarie come il luogo di nascita, l’appartenenza a un’etnia o religione, la situazione economica della famiglia o addirittura l’essere maschio o femmina, a determinare se un bambino sopravvivrà o meno - ha detto il direttore di Save The Children Italia, Valerio Neri - e non possiamo più vivere in un mondo dove a milioni di bambini e bambine è precluso quel futuro migliore che la scuola permetterebbe loro di costruirsi».
Secondo i numeri del rapporto, degli oltre 145 milioni di bambini rifugiati nel mondo solo uno su due frequenta la scuola primaria e il tasso scende a uno su quattro per la scuola secondaria. Le bambine sono quelle che spesso pagano il prezzo più alto, visto che in molti contesti le disuguaglianze di genere sono ancora molto forti: in Afghanistan, per esempio, solo il 4% delle femmine in contesti familiari di povertà completa l’educazione primaria, e in Tanzania il 61% delle ragazze che non riceve un’istruzione si sposa prima dei 18 anni, mentre il tasso scende al 5% tra coloro che hanno completato gli studi secondari o superiori.
Tra i più vulnerabili e svantaggiati, dice Save The Children, ci sono poi gli oltre 150 milioni di minori disabili, vittime del più alto tasso di abbandono scolastico: molti di coloro che vanno a scuola, infatti, si trovano esclusi dall’apprendimento a causa di curriculum non adattati, insegnanti non formati ai loro bisogni e mancanza di strumenti di supporto adeguati.

Disparità anche nei paesi più ricchi
Ma secondo il rapporto l’esclusione non è un fenomeno che riguarda esclusivamente i paesi economicamente più svantaggiati. Nel Regno Unito, per esempio, più della metà dei bambini di origine pakistana o bengalese cresce in povertà, ma il tasso scende a uno su cinque nella maggioranza bianca britannica. Anche l’orientamento sessuale costituisce una fonte di pregiudizi: negli Stati Uniti, il 40% dei giovani senzatetto si identifica come Lgbt e in Europa il 61% degli intervistati è stato vittima di discriminazioni a scuola a causa delle preferenze sessuali. In Italia, protagonista della disparità è la povertà economica che incrementa quella educativa: la percentuale dei ragazzi che non raggiungono le competenze minime in matematica e lettura, infatti, è circa 4 volte più alto tra coloro che vivono in famiglie con un basso livello socio-economico rispetto a coloro che provengono da famiglie agiate.
«Se non verrà permesso ai bambini più vulnerabili al mondo di avere accesso alle cure sanitarie, al cibo e all’educazione di cui hanno bisogno - ha aggiunto il presidente Neri - il mondo non raggiungerà gli obiettivi delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, che si prefiggono di non lasciare nessuno indietro entro il 2030». Per questo Save the Children chiede ai leader mondiali di impegnarsi a raggiungere tre garanzie per tutti i bambini: «una finanza equa» che assicuri i servizi di base, «un trattamento equo per tutti» e la «trasparenza su entità degli aiuti e su come questi vengono impiegati».


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