Famiglie e studenti

Connessi contro il cyberbullismo: scuola pugliese vince la gara «Off4aDay»

di Antonio Larizza

I bulli si nascondono dietro a maschere stile “Anonymous” e umiliano una ragazza che danza indifesa, al centro di un palco spoglio. Le immagini in bianco e nero diventano a colori solo quando i bulli tolgono la maschera e trovano il coraggio di dire: “Basta”. La danza riprende e la vita continua.

È la coreografia ideata dagli studenti della classe 2A dell’Istituto superiore Leonardo Da Vinci di Fasano (Brindisi, Puglia), che con il loro video si sono aggiudicati la vittoria finale del concorso nazionale “Off4aDay – Today is our school's turn”, promosso da Samsung, in collaborazione con Movimento italiano genitori (Moige), per combattere il bullismo online e diffondere un uso consapevole delle nuove tecnologie.

Connessi contro il cyberbullismo
Alla gara hanno partecipato studenti da tutta Italia. La scuola vincitrice è stata scelta tra 10 classi finaliste ed è stata premiata con la dotazione di una classe digitale Samsung, a sostegno dell’evoluzione dell’apprendimento in chiave digitale. I progetto sono stati presentati oggi a Milano, durante un evento-dibattito moderato da La Pina di Radio Deejay. Un’occasione anche per un confronto diretto tra i ragazzi presenti, i loro insegnanti e i rappresentanti delle istituzioni.

Il coraggio di parlare
Toccante la testimonianza di Caterina. «Ero una ragazza pronta ad affrontare il primo anno di liceo. Ma non sapevo che presto la mia vita sarebbe cambiata». Caterina avrebbe presto scoperto che i suoi compagni avevano aperto un gruppo contro di lei, ragazza adottata, per prenderla in giro. Dopo un momento di sconforto («Ero sola. Mi sono detta: ora che cosa faccio? Non ho amici»), la svolta: Caterina trova la forza di parlarne con i genitori. Legge una lettera in classe («Prima però ho fatto uscire i professori»), scritta «senza accusare nessuno». Per dire poche cose chiare: «Sono al corrente del gruppo, posso andare avanti da sola, ho chi mi vuole bene». Col tempo Caterina ha fatto amicizia con altri compagni di classe («Perché gli altri ci sono, e sono sempre molti di più»). E col tempo («dopo 4-5 anni»), i bulli hanno anche chiesto scusa.

Lasciamo i bulli senza un pubblico
Alla fine della testimonianza La Pina di Radio Deejay, che ha condotto con la consueta simpatia, ha con leggerezza colto l’occasione per lanciare un messaggio forte ai ragazzi presenti: «Le cose passano. Passano e migliorano. Sempre». L’importante è «non dare un pubblico ai bulli». Già, perché i cyber bulli si distinguono dai bulli perché hanno un pubblico molto più vasto. «Ogni volta che mettete un like a un video o un post che irride qualcuno - ha detto La Pina - è come se, passanti indifferenti, tiraste un calcio alla vittima di turno. Non fatelo». A La Pina ha fatto eco Paolo Picchio, padre di Caterina, vittima del cyberbullismo. «Un bullo senza pubblico è solo. Serve una maggioranza silenziosa che ghettizzi i bulli. Al like lasciato con superficialità dobbiamo sostituire un consapevole e profondo silenzio, capace di isolare questi gesti criminali».

Un numero gratuito contro il cyberbullismo
La giornata di oggi si inserisce nel progetto #OFF4aDAY, partito ad ottobre 2015 e che ha visto l’avvio da parte di Samsung e Movimento italiano genitori (Moige) del primo servizio di supporto dedicato al cyberbullismo attraverso l’attivazione di un numero gratuito 393 300 90 90 e un indirizzo mail, help@off4aday.it gestito da un team di psicologi specializzati, che ad oggi ha ricevuto circa 1.800 richieste di aiuto e di informazioni.

Un fenomeno reale
«Non bisogna demonizzare il mezzo tecnologico, ma educare all’uso corretto», ha spiegato Gabriele Toccafondi, sottosefretario di Stato al Miur presente all’evento. Soprattutto non bisogna negare il problema. Il cyberbullismo è una realtà. Il 51% dei presidi italiani dichiara di aver dovuto affrontare casi di cyperbullismo nel corso della carriera. Mentre il 46% dei ragazzi, secondo la ricerca di “Net Children Go Mobile”, sarebbe stato esposto a comportamenti a rischio.

Il sondaggio in diretta
Statistiche che sono state confermate anche “in diretta”, con un sondaggio anonimo condotto tra i ragazzi presenti all’evento milanese. Il 19,4% dichiara di essere stato vittima del cyberbullismo. Il 68,2% conosce una vittima. Il 74,4% chiederebbe aiuto: di questi, più della metà lo chiederebbe alla famiglia (52,5%). Seguono gli amici (30%), poi la Scuola e infine la Polizia. La maggior parte degli intervistati teme di poter essere vittima di cyberbullismo, nell'ordine, per il colore della pelle, l’aspetto fisico, il comportamento e l’attitudine allo studio.


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