Famiglie e studenti

Meno materie e più laboratori: ecco i «nuovi» istituti professionali

di Claudio Tucci

Meno materie «generaliste», il potenziamento delle attività didattico-laboratoriali, e un collegamento più stretto con il mondo del lavoro.

Il restyling
Per gli istituti professionali di Stato (sono frequentati da mezzo milioni di studenti) sta per arrivare un vero e proprio restyling con l’obiettivo di dare «una rinnovata identità» a questo segmento del nostro sistema scolastico (che oggi “convive”, non sempre pacificamente, con l’offerta formativa regionale, Iefp).

Più collegamento con il lavoro
Il ministero dell’Istruzione è al lavoro su un Dlgs che attua una delle deleghe contenute nella legge Renzi-Giannini. L’intervento, allo studio, è piuttosto ampio: si punta a semplificare i piani di studio, con una riduzione delle discipline nel primo biennio, per virare su più materie “specialistiche” e soprattutto su più ore di laboratorio. L’obiettivo è rafforzare l’alternanza con il mondo produttivo, valorizzando apprendistato e sistema formativo duale, nella versione lanciata del Jobs act. In quest’ottica i percorsi di studio potrebbero essere “tarati” non solo su singoli mestieri, ma anche su ambiti professionali ampi, per rendere più agevole l’accesso dei ragazzi all’occupazione, e contrastare meglio l’abbandono scolastico (che purtroppo in queste scuole resta elevato, con punte del 40% e oltre).

Il rapporto con la Iefp
Un tema delicato è il rapporto con gli istituti tecnici (bisogna, però, evitare, nei contenuti, l’effetto “doppione”); e altrettanto delicato è il raccordo degli istituti professionali con i percorsi della Iefp regionale, anche alla luce del nuovo Titolo V: qui i tecnici di Viale Trastevere stanno ancora studiando come mettere in campo forme di contatto per evitare duplicazioni, e, gradualmente, così provare a superare il doppio regime di sussidiarietà (integrativa e complementare), con una diversa articolazione del secondo biennio. Collegare meglio gli istituti professionali al mondo del lavoro e puntare su maggiore flessibilità didattica «sono obiettivi condivisibili - spiega Giorgio Allulli, esperto di politiche formative -. Attenzione però a non penalizzare i rapporti con la Iefp». E si debbono valorizzare i sistemi che funzionano, come in Lombardia.


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