Famiglie e studenti

Insegnanti francesi a scuola di inclusione nelle classi italiane

di Maria Piera Ceci

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Insegnanti francesi a scuola di Italia. Fino a domani una delegazione di docenti parigini sarà in visita in alcuni istituti della provincia di Roma per studiarne la didattica. Si tratta di uno dei progetti all’interno dell’accordo stipulato nel novembre 2014 fra l’Usr del Lazio e la Dareic (il provveditorato scolastico francese) Académie de Paris.
«Dall’istituto culturale francese in Italia ci arrivavano notizie della presenza di studenti italiani, ed in particolare romani, a Parigi, presso la Sorbona - racconta a Scuola24 Anita Francini, responsabile del progetto dell’Usr Lazio - abbiamo dunque creduto che una sorta di accompagnamento potesse essere utile e abbiamo accettato il suggerimento, che ha trovato sponda fertile nel rettore della Sorbona e nell’Académie de Paris. Da Parigi è poi arrivato un gruppo di lavoro con il quale abbiamo concordato un piano di azione che ha portato all’accordo quadro. Abbiamo organizzato diversi progetti che prevedono sia lo scambio di persone che di buone pratiche».

Quindici scuole
Quindici le scuole romane e quindici quelle parigine coinvolte, dalla primaria alla secondaria di secondo grado. Tre i gruppi di lavoro, sui temi dell’inclusione, dell’arte culinaria e della didattica museale. Dal 30 settembre al 2 ottobre un gruppo di studenti ed insegnanti di alcune scuole del Lazio è stato ospitato a Parigi, in questi giorni invece è la volta dei francesi guardare con i propri occhi come si studia nei nostri istituti. In particolare questa settimana il focus è sulla didattica inclusiva.
«La cosa importante di questo progetto è il confronto fra due scuole di pensiero e due modi di fare che si raccontano e si incontrano. L’idea è di prendere il meglio dalle due esperienze», spiega l’ispettrice dell’Ufficio scolastico di Parigi, Odile Pagliari. «L’Italia poi è molto avanti nella riflessione sull’inclusione, iniziata molto prima che da noi, quindi ci sono molte più esperienze».

Obiettivo inclusione
Questa settimana dunque nove insegnanti francesi stanno seguendo un corso di formazione nelle nostre scuole per osservare i nostri metodi didattici nel campo dell’inclusione e della cosiddetta diversabilità.
Fra le scuole visitate, c’è la scuola dell’infanzia e primaria Principe di Piemonte, all’avanguardia in questo campo. «E’ una scuola all’aperto, con otto ettari di terreno intorno, dove i bambini studiano anche all’aperto», spiega Serenella Presutti, dirigente scolastica dell’istituto comprensivo Frignani di Spinaceto e dell’istituto comprensivo Via Padre Semeria. «Abbiamo fatto partire una sperimentazione musicale fra primaria e secondaria, aprendo un corso che lavora sull’inclusione attraverso la musica. Alle normali lezioni curricolari si aggiunge lo studio degli strumenti e della musica d’insieme. Abbiamo mostrato ai colleghi francesi quanto sia importante l’utilizzo di diversi linguaggi, oltre a quello verbale o delle discipline classiche, linguaggi più trasversali che permettono di includere i ragazzi con difficoltà. In questa scuola infatti abbiamo molti ragazzi certificati con disabilità gravi, ma anche molti Dsa (dislessici, discalculici). Inseriti in un contesto di questo tipo gli studenti superano più facilmente le differenze e si collegano più facilmente alle somiglianze con gli altri ragazzi. Così emergono talenti diversi. I francesi lavorano in un altro modo», conclude la dirigente.
«Quello della didattica inclusiva è uno dei rarissimi casi in cui insegniamo qualcosa agli altri», dice ancora Anita Francini, che però sottolinea come anche gli italiani abbiano molto da imparare dai francesi. «Nel settore dell’istruzione professionale abbiamo realizzato un progetto di interpretazione dell’amaro, della pasta e del mare, svolto in collaborazione con istituti artistici e alberghieri. Lo scambio ha coinvolto anche gli studenti, che hanno appreso metodiche di cucina francese piuttosto raffinate. Ci hanno servito un piatto di fumetto di pesce, presentato in una ciotola particolare in porcellana coniata per l’occasione, nella quale venivano fatti scivolare dei ravioli al nero di seppia da un tubo di vetro, come si trattasse di un gesto futurista nella presentazione del piatto. I ragazzi italiani erano entusiasti, così come lo erano del resto i francesi quando hanno visto i piatti presentati dagli studenti italiani che richiamavano la nostra storia antica, le nostre tradizioni più lontane».


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