Famiglie e studenti

Save The Children: «In Italia è allarme povertà educativa, il Governo usi bene il nuovo fondo»

di Alessia Tripodi

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I quindicenni hanno scarse competenze in lettura e matematica, la metà degli under 17 non legge nemmeno un libro l’anno e il 15% non prosegue la scuola dopo le medie. E più di un milione di minori nel nostro Paese vive in condizioni di povertà assoluta. È l’allarme lanciato ieri da Save The Children, che in un incontro al Senato con il presidente Pietro Grasso e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Tommaso Nannicini, ha presentato le sue proposte per utilizzare al meglio il Fondo sulla povertà educativa minorile previsto dal Governo nella legge di stabilità. Un nuovo strumento che, grazie al contributo delle Fondazioni di origine bancarie, metterà a disposizione oltre 100 milioni di euro l’anno per tre anni, dal 2016 al 2018. «Bene la creazione del fondo - ha detto Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children - ma è fondamentale che i finanziamenti vengano utilizzati all’interno di un piano organico, evitando una dispersione di risorse che il nostro Paese non può assolutamente permettersi».

La povertà educativa
Il 25% dei 15enni non supera il livello minimo di competenze in matematica e uno su cinque in lettura. Quasi la metà dei minori tra i 6 e i 17 anni (48,6%) non ha letto neanche un libro oltre a quelli scolastici nel corso di un anno, il 55,2% non ha visitato un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva e sono circa 425 mila i «disconnessi» da Internet, ovvero quelli che non hanno mai avuto accesso alla Rete. Il 15% degli adolescenti non prosegue gli studi dopo il diploma delle medie. Questi numeri di Save The Children, che per far fronte all’emergenza ha lanciato in Italia la campagna «Illuminiamo il futuro»per sconfiggere la povertà educativa entro il 2013, anche grazie all’apertura in 8 regioni di 16 punti luce, cioè centri ad alta densità educativa nei quartieri più svantaggiati di alcune città italiane.

Progetti vicini al territorio
Un piano strategico e sinergico per lo stanziamento delle risorse che presti attenzione alle realtà territoriali dove il fenomeno della povertà educativa ha una maggiore concentrazione, per dare vita a vere e proprie «comunità educanti». Interventi su base comunitaria ma anche individuale, come sostegni educativi personalizzati per i bambini e gli adolescenti che sono in povertà assoluta. E la previsione di un sistema di monitoraggio e valutazione - tenutoa da soggetti indipendenti - che misuri l’impatto degli interventi sui beneficiari diretti e sulla comunità. Sono queste alcune delle raccomandazioni per un utilizzo efficace dei fondi illustrate ieri da Save The Children nell’incontro a Palazzo Madama.
«Abbiamo creato degli indicatori per misurare il fenomeno della povertà educativa, in cui si evidenziano le aree del paese più a rischio - ha detto Raffaela Milano, direttore programmi Italia- Europa di Save the Children - e questa mappa deve essere una cartina tornasole per mettere in atto interventi mirati. Bisogna scegliere pochi obiettivi chiari e condivisibili - ha aggiunto Milano - evitando il solito progettificio, garantire procedure selettive chiare per scegliere i progetti, e focalizzarsi sui territori più deprivati, perchè i fondi devono arrivare nelle zone più deboli sul piano educativo». Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha condiviso la necessità «di un piano coerente, perchè il Fondo è una opportunità che non va sprecata», e il sottosegretario Nannicini ha annunciato che ora si apre «un percorso per capire se stiamo andando nella direzione giusta» e che al termine del triennio «il fondo può diventare strutturale».


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