Famiglie e studenti

«Ma a te le tasse piacciono?»

«Caro Franco, la lezione sulle tasse mi è piaciuta, è stata interessante. Le monete di cioccolato le ho mangiate tutte e un po’ le ho date ai miei amici... Lo so che a tante persone le tasse non piacciono e ad altri piacciono. Ma a te le tasse piacciono?»

Caro D.,

Ti rispondo partendo da un’esperienza personale. Il figlio di un mio caro amico ha una grave malattia e deve andare spesso in ospedale: un giorno sì e un giorno no, per complessi trattamenti e cure. Molte volte insorgono complicazioni. La speranza è che possa avere un trapianto , ma intanto con queste cure può vivere! Certo, non come gli altri. Non può avere un lavoro per tutta la giornata e tutti i giorni, come è normale. E perciò non può guadagnare quanto gli serve. E tuttavia c’è una legge che prevede dei concorsi per trovare un lavoro che sono riservati a chi ha gravi invalidità e lui ha vinto il concorso e ora lavora come tutti gli altri, ma con tempi e modalità particolari, adatti alla sua situazione. Inoltre, il Comune dove risiede riserva a chi è portatore di invalidità alcuni appartamenti in affitto a costo basso e lui, attraverso un concorso, ne ha avuto assegnato uno. Infine, nel periodo in cui non lavorava, riceveva una pensione di invalidità.

Come puoi immaginare, è aiutato dalla famiglia, naturalmente. Ma diciamo la verità: non basta, occorrono ospedali attrezzati, occorrono medici e infermieri ogni giorno a disposizione per assicurare tutte le cure necessarie e poi per gli interventi più urgenti.

Tutto questo costa, e molto, e senza le tasse pagate dai cittadini e senza che una parte delle tasse sia destinata alla sanità e sia spesa bene, questo sarebbe impossibile. Come sarebbe impossibile predisporre aiuti di vario tipo: dalla casa al lavoro, a un reddito che permettano alle persone in tali condizioni di vivere, nella misura del possibile, come tutti gli altri.

È questo un caso isolato? Mi domando, quante vite sono salvate ogni giorno negli ospedali? Quanti bambini vanno a scuola ogni giorno? Quanti ragazzi vanno all’Università ogni giorno? Quanti incendi vengono spenti dai vigili del fuoco ogni giorno? Quante strade vengono pulite, illuminate, controllate ogni giorno? Quanti immigrati che fuggono da guerre o dalla fame vengono salvati dalla Marina Militare? E si potrebbe continuare. Mi meraviglio anch’io di quant’è lungo l’elenco che si potrebbe fare. E bada che non si tratta di casi eccezionali, si tratta della vita di ciascuno di noi,ogni giorno.

Certo, lo so, le tasse possono essere troppe e male distribuite, anche ingiuste; i governi possono essere corrotti e “rubare”, oppure essere inefficienti e non spendere bene le tasse. E fa veramente rabbia perché le tasse sono un sacrificio per i cittadini, le pagano di tasca propria e le sottraggono a spese utili e necessarie per sé e la propria famiglia.

Ma questo dipende dal governo, non dalle tasse!

Se “buttiamo a mare” i governi incapaci, corrotti e inefficienti o che riteniamo che siano incapaci, corrotti e inefficienti, facciamo bene. La democrazia e le elezioni ci sono proprio per questo: per cambiare i governi che riteniamo si comportino male o, viceversa, per confermare i governi che riteniamo si comportino bene. E i cittadini possono candidarsi per sostenere le proprie idee.

Ma se, sbagliando obiettivo, “buttiamo a mare” le tasse, o non paghiamo le tasse, siamo evasori, ci diamo la zappa sui piedi, ci facciamo male da soli. Non sapremmo più come assicurarci ospedali, scuole, università, sicurezza ecosì via.

Si può obiettare che ognuno può “fare da sé”. Ma chi può fare da sé? Solo i ricchi, forse. E gli altri? E poi non per tutte le cose appena elencate: per alcune non possono farlo, per altre non “devono” farlo: solo la polizia può arrestare, solo i giudici possono giudicare.

Una volta, alla fine del mio «Gioco delle tasse» con un’altra classe come la tua, una giornalista ha chiesto a una bambina il significato del gioco a cui aveva appena partecipato. Lei ha detto: «Se non ci fossero le tasse non ci sarebbe la mia città». Ecco, alla tua domanda se mi piacciono le tasse, risponderei: Sì! Mi piacciono perché non saprei come fare senza «la mia città».

Un forte abbraccio, e scusami se sono stato un po’ lungo.
Franco Fichera


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